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Pubblicato il 20 gennaio 2026
🚨🪖🇺🇸🇬🇱🇩🇰🇬🇧🇸🇾🇺🇦🇷🇺 Buongiorno a tutti. Che succede? Succede che se Trump trascorre la notte con lo smartphone in mano, il Blog è costretto ad anticipare l’appuntamento con il punto nave.
Perché? Perché il mondo rispetto a ieri sera è già cambiato. E noi non possiamo permetterci di perdere il passo.
Da dove iniziamo? Dall’attività social del Presidente degli Stati Uniti.
Frenetica, spasmodica, per alcuni nevrotica, addirittura patologica.
Ora: è chiaro che siamo dinanzi a una condotta – per usare un eufemismo – poco “presidenziale“. Ma attenzione a incappare nell’errore commesso da gran parte degli osservatori e degli analisti “tifosi“.
Quale?
Pensare che siamo in presenza semplicemente di un “pazzo“, di un signore capitato nello Studio Ovale per sbaglio, di un Presidente eletto dalla potenza più importante al mondo per uno strano (doppio) scherzo del fato.
Cosa sto dicendo? Non che Trump sia una persona dotata di grande equilibrio. Figurarsi.
E nemmeno che chi critica i suoi modi e le sue politiche stia sbagliando. Questione di gusti, confini entro i quali il Blog non può addentrarsi.
No. Sto semplicemente sostenendo che la verità – per chi ne ha voglia – è più complicata da elaborare e perfino da accettare.
Che significa? Almeno due fatti.
Il primo: le regole di ieri sono saltate. E commentare i fatti con le lenti del passato è profondamente sbagliato.
Il secondo: le parole di Donald Trump vanno sempre prese sul serio e interpretate con estrema attenzione, per quanto folli possano sembrare.
Chi decide di derubricarle a semplici deliri di un uomo diventato – ripeto: non una, ma due volte – presidente degli Stati Uniti d’America per caso accetta di perdere per strada una parte della realtà, si rifugia in un mondo probabilmente più rassicurante, ma che nei fatti è scomparso. E che difficilmente tornerà.
Attenzione. Vi fermo. Mi spiego, perché voglio che sia chiaro.
Non sto dicendo che tutto ciò che esce dalla bocca o dallo smartphone di Trump sia logico, sano, animato da pensiero strategico e spesso insondabile, figurarsi “giusto“ o “morale“ nel senso più alto.
Dico soltanto che analizzare attentamente musica e parole di Trump è necessario. Perché? Perché la storia dice che tutte le sue dichiarazioni nascondono indizi importanti sulla traiettoria del mondo che l’America e il mondo prenderanno. E perché può succedere, come oggi, che un post pensato e presentato come un attacco contro un alleato chiave – il Regno Unito di Keir Starmer – finisca per avere ripercussioni globali, dalla Groenlandia all’Ucraina.
Altro? Sì. Vi ero debitore di un aggiornamento sulla situazione in Siria. Debito saldato.
Chiuderemo poi con le ultime dall’Ucraina, oggi purtroppo non così incoraggianti.
Insomma, buona lettura a chi vuole andare oltre lo sfogo, oltre l’emotività, oltre il tifo che non conduce da nessuna parte. Io mi assumo le mie responsabilità. Andiamo, facciamo un punto nave.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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