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Pubblicato il 21 gennaio 2026
🚨🚨🚨🪖🇺🇸🇬🇱🇩🇰🇨🇦🇮🇷 Buonasera a tutti. Che succede? Succede che è appena iniziata la trattativa per l’acquisizione della Groenlandia da parte degli Stati Uniti.
Aspettavamo Davos per capire se Trump avrebbe fatto pace con l’Europa. È finita che The Donald ha utilizzato bastone e carota.
Domanda: cos’ha detto il Presidente degli Stati Uniti?
Più o meno due cose: “Vi amo così tanto, ma non mi piacete più”.
E ancora: “Noi americani, in passato, per voi abbiamo sacrificato le nostre vite. Lo abbiamo fatto e – credetemi – lo faremo di nuovo, se necessario. Ma adesso tocca a voi dimostrarci che il sentimento è reciproco”.
Cos’abbiamo qui? La storia e la realtà secondo Trump. No, non sempre coincidono con la storia e la realtà secondo il resto del mondo.
Ma l’opinione di questo signore conta più della nostra. Perché? Perché Trump è Trump, l’uomo più potente in questo momento sul globo, piaccia o no.
Per questo la giornata di oggi rappresenta uno spartiacque: perché Trump ha fissato le sue condizioni.
Come dite? Dite che non è nella posizione di dettare nulla? Beh, non è proprio così che funziona, come vedremo nelle prossime righe.
Piccolo spoiler: la Danimarca scoprirà di non avere altra scelta se non quella di sedere al tavolo del negoziato.
Altro? Sì.
C’è che Trump ha di fatto minacciato il primo ministro canadese, Mark Carney. E c’è che Ottawa ha capito così tanto l’antifona da spingersi a valutare mosse un tempo impensabili, coinvolgendo persino i propri pianificatori militari (vedremo cosa sta succedendo in dettaglio).
Chiusura dedicata all’Iran. Segnali importanti: retroscena dallo Studio Ovale e prime crepe da registrare nel regime di Teheran.
Sì, qualcosa si muove. Più di qualcosa. Ma noi restiamo saldi, fissiamo i dettagli, cerchiamo indizi. Insomma, facciamo un punto nave. Buona lettura agli iscritti al Blog.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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