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Pubblicato il 22 gennaio 2026
🚨🪖🇺🇦🇪🇺🇷🇺🇺🇸🇩🇰🇬🇱🇸🇾 Buonasera a tutti. Che succede?
Succede che le narrazioni, come le bugie, hanno le gambe corte.
Succede che un signore chiamato Volodymyr Zelensky, un comico prestato alla politica, un presidente per caso, un vero eroe, si è spinto là dove nessuno aveva osato finora in questa parte di mondo.
Presentatosi a Davos, circondato dai potenti della Terra, l’uomo che rifiutò un passaggio, colui che restò a Kyiv la notte che avrebbe potuto significare la fine sua e del suo popolo, ha spostato il mirino, scacciato la tentazione di rifugiarsi in una soluzione di comodo.
Così, mentre tutti attendevano l’ennesimo scontro con Donald Trump, Volodymyr Zelensky ha sterzato. E sferzato questo “bellissimo ma frammentato caleidoscopio di piccole e medie potenze” chiamato Europa.
Cos’ha fatto Zelensky? Ha messo davanti alle proprie responsabilità la compagnia di nazioni sorelle che “invece di guidare la difesa della libertà nel mondo, soprattutto quando l’attenzione dell’America si sposta altrove, appare smarrita mentre cerca di convincere il presidente degli Stati Uniti a cambiare. Ma lui ama chi è. Lui non cambierà!”.
Di nuovo, serve una ripetizione: cos’ha fatto Zelensky?
Ha indossato il camice, s’è fatto dottore, ha ascoltato il sintomo (Trump) – lui che per primo ci ha fatto i conti – per poi andare oltre. Ha spostato l’attenzione dal lamento all’azione, ha diagnosticato la malattia, suggerito una terapia per venirne fuori.
Se lo ha fatto, se è riuscito nell’impresa ciclopica di affrontare il problema lasciando da parte ideologie e comfort zone, è perché Zelensky possiede insieme una maledizione e un dono: è costretto dalla guerra a occuparsi dell’essenziale, di ciò che davvero conta.
Da quattro anni non ha il lusso del tempo, ma a sostenerlo il coraggio di una nazione.
Da quattro anni è abituato a usare le parole, ma soltanto per fare fatti, per cercare soluzioni.
Per questo le sue dichiarazioni oggi vanno analizzate fino in fondo. Perché dicono più di mille retroscena. Perché smascherano l’ipocrisia che spesso ci avvolge. E perché chiariscono che Trump può essere a volte più un problema che una risorsa, ma è troppo spesso soprattutto un alibi, una scusa per nascondere la nostra incapacità di adattamento al nuovo mondo.
Altro? Sì. Sveleremo un dietro le quinte: riguarda l’ultima richiesta fatta da Zelensky a Donald Trump nell’incontro di oggi.
E ancora: parleremo degli ultimi dettagli riguardanti la questione Groenlandia.
Domanda: dove sono i fini analisti che ieri sera parlavano di un’Europa così forte da costringere Donald Trump a fare marcia indietro e a stringere un accordo? Risposta: non ci sono. Insieme vedremo qual è davvero la situazione.
Chiusura dedicata al Medio Oriente: in Siria si sta scherzando col fuoco. C’è una tregua fragile e una minaccia incombente per il mondo libero. Se tutte le tessere del mosaico non si incastrano a dovere, il rischio è quello di assistere a una nuova stagione di terrore.
E allora? E allora andiamo: fissiamo le coordinate, guardiamoci intorno. C’è chi gioca alla bella addormentata nel bosco e chi insegue l’accordo sull’Isola…che non c’è. Noi andiamo, seguiamo la nostra rotta, facciamo un punto nave.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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