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Pubblicato il 03 febbraio 2026
🚨🚨🚨🪖🇺🇸🇮🇱🇮🇷🇷🇺 Si dice che Anton Čechov fosse solito presentarsi ai suoi giovani allievi, aspiranti drammaturghi, con un insegnamento molto semplice:
“Se dici nel primo atto che c’è un fucile appeso al muro, nel secondo o terzo atto deve assolutamente sparare. Se non spara, allora non dev’essere appeso al muro”.
Oggi quel fucile ha esploso un colpo. Il primo. È probabile che non sarà l’ultimo.
Buonasera a tutti. La situazione in Medio Oriente sta facendosi sempre più tesa.
Il binario diplomatico rischia di deragliare prima ancora di essere imboccato.
Che succede? Succede che poche ore fa la Marina degli Stati Uniti ha abbattuto un drone iraniano in avvicinamento verso la portaerei USS Abraham Lincoln.
Per capire, dobbiamo fare un piccolo passo indietro.
30 gennaio, tarda serata italiana. Il CENTCOM, il Comando Centrale USA, emette un avvertimento nei confronti di Teheran.
Appresa l’intenzione di condurre esercitazioni navali a fuoco reale nello Stretto di Hormuz, gli americani avvisano:
“Non tollereremo azioni non sicure dell’IRGC, inclusi il sorvolo di unità militari statunitensi impegnate in operazioni di volo, sorvoli a bassa quota o sorvoli armati nei confronti di asset militari statunitensi quando le intenzioni non sono chiare, avvicinamenti ad alta velocità di imbarcazioni su rotta di collisione con unità militari statunitensi, o il puntamento di armi contro le forze statunitensi“.
Cos’abbiamo qui? Ma certo! Di nuovo il principio di Čechov:
“Non si dovrebbe mettere un fucile carico sul palco se non sparerà. È sbagliato fare promesse che non si vuole mantenere”.
Sì, questa sera le onde sono più grosse del solito. E allora? E allora rafforzate la stretta. Non mollate la presa. Vediamo dove siamo, cosa ci attende, perché il mare è in tempesta.
Insomma, andiamo, facciamo un punto nave.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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