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Pubblicato il 06 febbraio 2026
Racconta l’ex capo dei servizi segreti di Londra che nelle valutazioni preliminari di una possibile invasione russa dell’Ucraina gli 007 inglesi sottostimarono fondamentalmente due elementi.
Uno: il fattore Volodymyr Zelensky. La capacità di incarnare una nuova e diversa tipologia di leader: coraggioso, deciso a restare, a guidare la propria gente nella resistenza a un nemico più grande.
Due: quanto “male” le truppe di Mosca avrebbero combattuto.
Tutto giusto. Ma le buone notizie, quelle rassicuranti, per il momento finiscono qui.
Pensare che la Russia non rappresenti una minaccia concreta per l’Europa, per la NATO, per le vite di tutti, è oggi una pia illusione.
Volodymyr Zelensky lo ripete da anni, in tutti i modi. Ma nelle ultime ore ha trovato parole che colpiscono per realismo e brutalità: “L’Europa vive in un mondo meraviglioso e sicuro. Paesi che vivono in pace da molto tempo. L’Europa non è violenta, è molto democratica. L’Europa vuole dare voce a ogni Paese, ed è giusto. È anche per questo che l’Ucraina sceglie la strada verso l’Europa. Anche l’Ucraina vuole vivere in una democrazia. Ma una democrazia pura oggi non può fermare Putin”.
Cosa sta dicendo il presidente ucraino? Sta dicendo che esiste la possibilità che una notte come tante, l’orco stravolga le vite di un villaggio che si pensava felice, al riparo da quella macchina di morte e dolore chiamata guerra, per ora confinata nelle serie tv e nei telegiornali.
Ogni volta che affronta un argomento simile, Volodymyr Zelensky aggiunge: “Io non voglio spaventare nessuno”.
Sembra scusarsi.
Capisce che non siamo pronti.
Comprende che abbiamo paura.
Ma chi crede che ignorare l’argomento, rimuoverlo, rimandarlo a domani, possa renderlo meno reale, commette un errore fatale.
È l’insegnamento che dovremmo trarre dal risultato di un wargame condotto poche settimane fa e diventato oggetto di (allarmato) dibattito negli ambienti della sicurezza europea.
Perché? Perché un “gioco di guerra” può essere in realtà molto più di un gioco: può rappresentare un memento, un campanello d’allarme.
Il punto di partenza è la convinzione, a lungo coltivata fra leader e agenzie di intelligence del Vecchio Continente, che una guerra con la Russia sarà sì possibile nei prossimi anni (se non addirittura probabile), ma solo a partire dal 2029.
Ebbene, un consenso crescente sta formandosi rispetto alla prospettiva che Mosca possa essere in grado di minacciare la NATO molto prima di questa scadenza.
Il ragionamento del Cremlino sarebbe elementare, basico: se i Paesi europei hanno deciso di riarmarsi, allora è necessario colpire prima che siano in grado di reagire militarmente con efficacia.
Ruben Brekelmans, ministro della Difesa dei Paesi Bassi, in questo senso avvisa: “La nostra valutazione è che la Russia sarà in grado di spostare grandi quantità di truppe entro un anno. Vediamo che stanno già aumentando le loro scorte strategiche e ampliando la loro presenza e i loro asset lungo i confini NATO”.
Così si arriva all’argomento di questo articolo.
Una simulazione organizzata a dicembre dal quotidiano tedesco Die Welt, insieme al German Wargaming Center dell’Università Helmut Schmidt delle Forze Armate tedesche, ha preso in esame uno degli scenari ritenuti più plausibili dai pianificatori NATO: un’incursione russa in Lituania.
Come dite? In fondo è solo un gioco di guerra, no? E allora, giochiamo.

Sono le 6:47 del 27 ottobre 2026. Quartiere governativo di Berlino. Nella Cancelleria federale la luce è già accesa.
Il capo del governo tedesco ha convocato i suoi ministri e consiglieri più importanti per una riunione di crisi. Il motivo? Truppe russe sono schierate al confine con la Lituania. Apparentemente pronte a invadere il Paese membro della NATO.
In una sala dell’Università della Bundeswehr di Amburgo, su un tavolo disposto in forma circolare, ex decisori, politici, esperti, generali interpretano ognuno un ruolo diverso: Cancelliere federale, Ministro della Difesa, capo dei servizi segreti e via dicendo. Un secondo team interpreta il Cremlino.
Sono pronti ad affrontarsi l’uno contro l’altro.
Vogliono sapere cosa succede se la Russia attacca la NATO.
A guidare il Blue Team, la squadra del governo federale tedesco, è Peter Tauber. Si tratta di una scelta azzeccata. È stato segretario della CDU, il partito attualmente al governo, e per anni ha lavorato accanto ad Angela Merkel. Di più: è stato segretario di Stato al Ministero della Difesa. Se c’è una persona che può ricalcare la probabile risposta dello Stato è esattamente lui.

L’obiettivo prefissato è chiaro: “Rimettere la Russia al suo posto, sostenere i nostri alleati e dimostrare chiaramente che la Germania è pronta a dare un contributo attivo. Non ho mai voluto sedermi su questa sedia, quella del cancelliere”, dice, “perché conosco bene qualcuno che ci è rimasto seduto per 16 anni. Ora, nel gioco, posso farlo”.
La sua controparte è Alexander Gabuev, direttore del Carnegie Russia-Eurasia Center di Berlino: tocca a lui immaginare le mosse di Vladimir Putin.
Domanda: qual è lo scenario in cui si muovono i giocatori?
Flashback: maggio 2026.
Russia e Ucraina hanno concordato un cessate il fuoco. I negoziatori di entrambe le parti firmano un accordo che congela l’attuale linea del fronte. Parallelamente, il Cremlino avvia un’offensiva di charme. Offre alla Germania contratti di fornitura di gas a lungo termine con sconti di prezzo fino al 20% e promuove investimenti nelle industrie della Germania orientale. I media russi sottolineano che in Europa solo la Germania potrebbe avviare una nuova fase di cooperazione.
Nel Baltico, invece, la situazione si fa più tesa. Russia e Bielorussia avviano un’esercitazione militare al confine con la Lituania.
L’estate trascorre all’insegna della tensione.
A settembre, nonostante gli annunci ufficiali di un ritiro completo, dopo la manovra Zapad 2026 restano circa 12.000 soldati russi di stanza nella Bielorussia occidentale.
A Vilnius cresce la preoccupazione che Mosca voglia ampliare in modo permanente la propria presenza lungo il confine NATO. I precedenti, dopotutto, non invitano alla calma: in passato la Russia ha utilizzato più volte esercitazioni militari come copertura per attacchi.
E in effetti qualcosa accade.
Il Cremlino, senza fornire alcuna prova, afferma che a Kaliningrad, exclave russa sul Mar Baltico, sarebbe in corso una crisi umanitaria: Mosca chiede il passaggio immediato di un convoglio umanitario attraverso la Lituania.
Vilnius rifiuta. Teme che sia un modo per trasportare materiale militare. Sa bene che non esiste nessuna emergenza umanitaria.
Ma i russi non ci stanno. Dopo il diniego del governo lituano, camion con carichi sconosciuti si ammassano sul lato bielorusso del confine.
Poi succede qualcos’altro.
In Lituania, sempre vicino alla frontiera con la Bielorussia, vengono uccisi due agenti di polizia.
Secondo le autorità, un treno merci proveniente da Mosca ha fatto una fermata fuori programma. Una pattuglia ha controllato il convoglio e si è imbattuta in uomini armati che hanno aperto il fuoco. Secondo il servizio segreto lituano, potrebbe trattarsi di forze speciali russe infiltrate per operazioni di sabotaggio.
Sembrano problemi lontani da Berlino. Ma all’improvviso, in rete, compare un video che porta la Germania al centro della crisi.
Nel filmato si vedono uomini in uniforme che presumibilmente maltrattano giovani di origine russa nel nord-est della Lituania. I media statali russi sostengono che si tratti di soldati della Bundeswehr.
No, non importa che il video sia palesemente falso. E a nulla serve ricordare che i militari tedeschi non si trovavano in Lituania nel periodo indicato.
La macchina della propaganda russa si è già messa in moto. Mosca ha un’altra richiesta: vuole il ritiro immediato della brigata tedesca dalla Lituania.
È una valanga.
Non passa molto tempo prima che il servizio di online banking di milioni di clienti delle casse di risparmio tedesche vada in tilt. Anche una parte degli sportelli automatici non funziona più. Un attacco informatico ha paralizzato il fornitore di servizi IT della banca. Non è possibile accusare con certezza la Russia – almeno, non ancora – ma i sospetti si muovono in una direzione molto chiara.
Si arriva così all’inizio della scena.
Alle 6:47 di quel martedì 27 ottobre, nella Cancelleria federale.
Da ore arrivano rapporti da Vilnius, Varsavia e Bruxelles.
La Lituania ha segnalato che truppe russe si trovano in formazione di combattimento al confine bielorusso. Quando tutti hanno preso posto, il wargame può iniziare.

Il cancelliere federale apre la riunione: “Dal mio punto di vista abbiamo due ambiti di azione prioritari. Primo: dobbiamo reagire pubblicamente. Quale narrazione, cioè quale racconto, offriamo alla popolazione in Germania? La seconda cosa che mi preoccupa almeno altrettanto è: quali misure sono necessarie per la protezione della popolazione? Quali misure può adottare internamente la Bundeswehr per essere in grado di agire rapidamente in caso di necessità? Ci sono altri ambiti, per quanto riguarda la politica estera verso la Polonia e altri Paesi vicini, in cui dobbiamo intervenire adesso?”.
A parlare è il ministro della Difesa tedesco: “Molte grazie, signor cancelliere federale. La nostra Bundeswehr in Lituania è sottoposta a una pressione estrema. Raccomando con urgenza di inviare, in coordinamento con il ministro degli Esteri, un segnale chiaro alla popolazione in Lituania e oltre, che i nostri soldati si attengono al diritto e alla legge”.
Subito dopo prende la parola il generale ispettore della Bundeswehr, il più alto ufficiale della Germania: “Ci troviamo nella fase di pieno dispiegamento di questa brigata in Lituania. Ciò significa che attualmente abbiamo lì due battaglioni tedeschi. Quando sarà completamente operativa, la brigata sarà composta da tre unità da combattimento: due tedesche e una formata da truppe di diversi Paesi NATO sotto comando tedesco. Ciò comporta che la Germania debba coordinarsi con gli altri Paesi. Per quanto ne so, si tratta di Irlanda e Norvegia che stanno contribuendo con proprie truppe. Ne consegue che dovremmo fare nuovamente un punto della situazione con i partner multinazionali di questo battaglione a livello militare, ma anche chiarire quali siano le intenzioni politiche di questi Paesi”.

La portavoce del governo, Christiane Hoffmann, fornisce una prima panoramica su come i media stanno raccontando la situazione: “Direi che la copertura mediatica è appropriata e finora piuttosto contenuta. Il video sulla Bundeswehr in Lituania viene correttamente classificato come disinformazione e falso”.
Prende la parola il ministro dell’Interno: “Vorrei sottolineare che al momento siamo sotto attacco informatico. Si tratta di infrastruttura critica. A mio avviso dobbiamo assicurarci se, a causa del blackout dei server, non siano colpiti solo l’online banking di milioni di clienti e molti sportelli automatici, ma se ciò non comprometta anche la nostra capacità economica”.
Anche il ministro delle Finanze, interpretato dall’economista Jörg Asmussen, è preoccupato per il parziale blackout delle casse di risparmio: “Milioni di clienti al momento non possono accedere al loro online banking. Un terzo degli sportelli automatici non funziona. È necessario chiarire rapidamente quali riserve di contante siano disponibili presso la Bundesbank e se eventualmente da Paesi vicini possa essere trasportato rapidamente del contante verso di noi, perché quando le persone si trovano davanti a sportelli automatici vuoti…questo le inquieta”.
Il panico fa presto a dilagare.
In tutta la Germania si formano lunghe code davanti agli sportelli automatici. Che sia Duisburg, Magdeburgo o Augusta, ovunque si vede la stessa immagine. Le persone hanno paura per i propri risparmi. Prelevano più contante del solito. In alcuni casi si verificano disordini. Mentre il referente dell’intelligence conferma: tutto porta a dire che l’origine dei problemi sia in Russia.
È a questo punto che nel Blue Team prende la parola il ministro degli Esteri tedesco: “Signor cancelliere, colleghe e colleghi, ad alcuni sembra che la gravità della situazione non sia ancora del tutto chiara. Prima della nostra riunione ho parlato con la mia omologa lituana. Sono profondamente scossi e si aspettano anche da parte nostra un segnale chiaro di solidarietà. Adesso. In Lituania si teme che l’Ucraina sia stata solo l’inizio. Che gli Stati baltici siano i prossimi sulla lista dei desideri del Cremlino”.
A questo punto, Die Welt precisa: “Nella realtà, in questo momento, in molte capitali le linee telefoniche sarebbero roventi. Non agirebbe solo il governo lituano, anche la NATO avvierebbe processi politici e militari. Nel wargame ci concentriamo consapevolmente sulla reazione del governo federale tedesco. Non perché gli altri attori siano irrilevanti, ma perché un wargame ha dei limiti e perché vogliamo capire: la Germania è preparata all’emergenza? E dove si trovano le nostre debolezze? Alcuni ruoli internazionali centrali li abbiamo comunque assegnati: il segretario di Stato americano, la segretaria generale della NATO, il primo ministro polacco e la presidente della Commissione europea. Non sono presenti ad Amburgo il giorno del gioco, ma vengono collegati per singole telefonate da Washington, Bruxelles e Varsavia. Proprio come avverrebbe nella realtà”.
Entreranno in azione più avanti, ma è importante chiarire un altro elemento.
Il wargame è composto da quattro round.
Ogni round deve concludersi con decisioni chiare, alle quali l’altro team può poi reagire.
Il Blue Team è separato dal Red Team, la Russia, da un corridoio stretto. I team non possono sentirsi a vicenda.
Per la Russia, tre uomini siedono attorno a un tavolo e si consultano. Il presidente riassume i loro piani: “Dobbiamo frammentare l’unità della NATO”.

L’uomo che veste i panni di Vladimir Putin conosce il sistema russo dall’interno: è Alexander Gabuew ed è cresciuto a Mosca. Da giovane giornalista ha raccontato il cuore del potere russo, il Cremlino. Tra il 2007 e il 2014 ha incontrato Vladimir Putin, ha parlato con il ministro degli Esteri Sergej Lavrov e ha viaggiato con l’allora presidente Dmitrij Medvedev.
Nessuno, dice Gabuew, fermerà Putin dall’attaccare altri Paesi: “Se una mattina si sveglia nel suo letto, prende il telefono e dice: “Sì, fra tre mesi marceremo nel Baltico”, nessuno nella cerchia ristretta russa gli dirà: ‘Capo, sei pazzo’”.

L’obiettivo, per Franz-Stefan Gardi, esperto militare austriaco che oggi interpreta il capo di Stato maggiore delle forze armate russe, l’equivalente del generale Gerasimov, è chiaro: “In definitiva, qui non si tratta tanto di altro, quanto di stabilire un’architettura di sicurezza in Europa che corrisponda maggiormente ai nostri interessi rispetto a quella attuale. Per questo dobbiamo indebolire la NATO e scuotere l’Unione Europea fin dalle sue fondamenta”.
Ciò che descrive Gardi coincide con quanto Vladimir Putin ha richiesto apertamente.
Poco prima del grande attacco all’Ucraina, il presidente russo ha tenuto un discorso televisivo nel quale ha formulato richieste fondamentali all’Occidente.
Tra le altre cose, Putin ha detto che la NATO dovrebbe riportare la propria presenza militare in Europa al livello del 1997. Quindi prima dell’adesione di Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, Romania e anche degli Stati baltici.
Traduzione: nessuna unità NATO permanente nell’Europa orientale.
La squadra rossa crede di avere un vantaggio: “La nostra rapidità decisionale. In questo siamo sicuramente superiori alla Germania e alla NATO. Mentre le democrazie devono discutere e ponderare, il Cremlino può semplicemente agire”.

Il riflesso pavloviano dell’Europa, in questa fase, è quello di volgere lo sguardo oltre l’Atlantico.
La domanda che tortura i decisori europei, inclusi quelli di Berlino, è la seguente: “Gli americani verranno?”. Il primo a essere buttato giù dal letto è il Segretario di Stato. Sono le 2 e mezza del mattino quando il capo della diplomazia degli Stati Uniti viene allertato da uno stretto collaboratore: un nuovo conflitto incombe sull’Europa. La Lituania, Paese membro della NATO, sospetta la presenza di forze speciali russe sul proprio territorio e teme un attacco.

Ancora un po’ intontito dal sonno, un Marco Rubio fittizio rivolge un messaggio ai suoi alleati: “C’è l’accusa che potrebbero esserci truppe russe in Lituania, e questo è qualcosa di serio se dovesse risultare vero. Attendo di parlare con tutti voi all’interno dell’Alleanza NATO, di cui gli Stati Uniti restano un fermo sostenitore”. È un messaggio tiepido, ma è oro colato rispetto alla prima reazione del presidente degli Stati Uniti.
Donald Trump, interpellato sull’accaduto, dice di credere che Vladimir Putin voglia la pace. È chiaro che non abbia intenzione di ficcarsi in una nuova guerra dopo aver “chiuso” il deal in Ucraina.
Il cancelliere tedesco, allora, è costretto ad agire di conseguenza. Rivolgendosi ai componenti del suo team, chiede di passare dalle parole ai fatti: “Vorrei che ognuno, nel proprio ambito, riflettesse su dove possiamo passare all’azione, per mostrare all’altra parte la nostra capacità di agire. Credo che questo sia esattamente ciò che dobbiamo fare in termini di deterrenza. E credo anche che sia ciò che la popolazione in Germania e i nostri alleati si aspettano da noi”.
L’obiettivo è chiaro: la Russia non deve nemmeno arrivare all’idea di compiere il passo successivo. Un attacco dovrebbe avere un prezzo così alto da dissuadere l’avversario.
Nella sala, tutto diventa rapidamente chiaro: la Bundeswehr deve mostrare forza.
Parla il ministro della Difesa: “Vorrei incaricare il generale ispettore di verificare in che modo, a un livello di bassa soglia, possano svolgersi esercitazioni all’interno del Baltico con la nostra brigata, ma anche con i nostri partner, per dimostrare che, nell’ambito del normale servizio, siamo in grado di condurre esercitazioni adeguate e mostrare capacità di difesa”.
Il ministro della Difesa vuole inviare il messaggio che la brigata tedesca in Lituania è pronta.
Ma c’è un problema: in realtà non lo è per come dovrebbe, per come servirebbe.
La brigata è ancora in fase di costruzione. Solo nel 2027 dovrebbe essere pienamente operativa. Per questo il ministro sta chiedendo una valutazione. Ha bisogno di sapere se può muovere o meno quelle pedine.
La risposta è la seguente: “Potremmo avviare una campagna che si chiami: rafforzare l’attività esercitativa in Lituania. Questo significa che le truppe si spostano lì. Possiamo farlo. Stimerei una finestra temporale – ora siamo a ottobre – entro le prossime quattro settimane”.
Nel wargame esiste una regola: in ogni round i team possono discutere molte cose, ma alla fine devono concordare tre decisioni concrete. Così come nella realtà, le risorse sono limitate e non si possono attuare misure a piacimento.
Il Blue Team approva. E sia. Esercitazioni militari in Lituania.

Fermiamoci un attimo. Per quanto possa apparire romanzata, questa non è una fiction. Governi ed eserciti conducono regolarmente giochi di simulazione. Si tratta di esperimenti che aiutano a riflettere su una crisi prima che questa si manifesti sul serio. La differenza è che il più delle volte i risultati di quelle simulazioni restano segreti. Non questo.
Ora possiamo proseguire.
Dai porti tedeschi salpano navi da guerra. Tutto ciò che è idoneo alla navigazione fa rotta verso il Mar Baltico. Tra queste, fregate della classe Sachsen. La Germania dispone di tre di questi “giganti grigi”, come vengono chiamate queste navi. Con il loro radar possono sorvegliare lo spazio aereo e abbattere aerei, missili o droni nemici. Nel frattempo, anche altri Paesi NATO inviano navi nel Mar Baltico e nel Mar Nero.
Il governo ordina inoltre ai servizi di intelligence di intensificare le attività di ricognizione. La Russia non deve più poter compiere alcun passo senza essere osservata.

A Bruxelles, nel quartier generale della NATO, l’attività è continua. La Segretaria generale si coordina senza sosta con le capitali.
Oana Lungescu, che nel wargame assume questo ruolo, è la persona più indicata per sapere come si comporterebbe l’Alleanza. Per anni è stata la capo portavoce della NATO e ha consigliato da vicino due segretari generali.
Ora immagina di parlare al telefono con il cancelliere tedesco. Gli spiega cosa la NATO può fare adesso – per esempio più voli di ricognizione – per ottenere un quadro migliore dei movimenti delle truppe russe in Bielorussia e intorno a Kaliningrad.
Ma non tutti gli aerei sono pronti all’impiego. Sembra impossibile da credere, ma l’Alleanza non è abbastanza preparata.

Sono le mosse compiute da Polonia e Lituania a chiarire che qualcosa potrebbe non andare per il verso giusto. Varsavia e Vilnius ordinano il dispiegamento di truppe aggiuntive con lo scopo di rafforzare un punto notoriamente critico della mappa. È una “fessura”, un varco. Ci si può immaginare questo luogo come un collo di bottiglia.
In basso c’è la Polonia, in alto la Lituania, a sinistra l’exclave russa di Kaliningrad, a destra la Bielorussia alleata della Russia. Il confine tra Polonia e Lituania è lungo appena 65 chilometri.
Per la NATO, questa stretta striscia è l’unico collegamento terrestre con i suoi membri baltici a nord.
Se la Russia chiudesse militarmente questo varco, Estonia, Lettonia e Lituania sarebbero isolate dal resto dell’Alleanza.

Per capire, occorre inserire un altro promemoria.
Nel wargame siamo nell’ottobre 2026.
Un treno russo si è fermato senza preavviso poco dopo il confine lituano.
Questi treni, anche nella realtà, circolano quotidianamente tra la Russia e Kaliningrad, ma in Lituania è severamente vietato ai passeggeri salire o scendere.
Eppure nel nostro scenario, uomini armati sono fuggiti dal treno. Le autorità lituane sospettano che si tratti di forze speciali russe. E non si sbagliano.
“Questi 18 uomini sono i nostri uomini”, conferma il capo di stato maggiore russo.
L’idea è compiere un’avanzata diretta attraverso la Lituania, seguendo l’asse ferroviario che corre dal confine bielorusso fino a Kaliningrad.
È un corridoio logistico naturale: lungo i binari si sviluppano strade ben infrastrutturate, sulle quali i veicoli militari potrebbero avanzare rapidamente, penetrando nel cuore del Paese.
Dal punto di vista operativo, questa opzione consentirebbe alla Russia di tagliare in due la Lituania, portando le proprie truppe a controllare la principale arteria del Paese.
Vilnius, la capitale, finirebbe così a portata delle forze russe.
Ma c’è un “ma“: “A sud di Vilnius, con grande probabilità incontreremmo elementi della brigata tedesca. Soldati della Bundeswehr si troverebbero faccia a faccia con le truppe del Cremlino”. Meglio evitare.
Uno scenario di questo tipo comporterebbe infatti un livello di escalation immediato: l’occupazione evidente di territorio lituano, lo scontro diretto con forze NATO presenti sul terreno, e il rischio concreto che l’Alleanza invochi l’articolo 5.
Per questo lo stato maggiore propone una seconda possibilità. Questa opzione riguarda il Corridoio di Suwalki.
“Possiamo ottenere il controllo del fuoco sul varco di Suwalki senza dover inviare direttamente personale militare in Lituania”, spiegano i pianificatori del Cremlino. “Con le truppe che abbiamo ora a disposizione possiamo, con lanciarazzi multipli, artiglieria, mine e droni, rendere quel corridoio impraticabile, senza dover occupare fisicamente il territorio”.
Il ministro degli Esteri russo interviene: “Ho una domanda. Le due varianti che ha delineato: cosa significherebbero per la brigata tedesca?“
Risposta: “Non è presente con la sua piena forza da combattimento. Non c’è abbastanza difesa aerea e antimissile. Non c’è abbastanza munizione per la brigata, secondo i nostri rapporti di intelligence, per poter effettivamente sostenere una resistenza prolungata”.
In altre parole, i russi non si aspettano che la brigata tedesca possa fermarli.

Mentre Mosca elabora piani d’attacco, a Berlino lo Stato tedesco si interroga: cosa può fare la nostra riserva, dove dobbiamo eventualmente proteggere infrastrutture critiche? E in che modo i nostri riservisti possono supportare il Ministero dell’Interno in possibili misure?
Il governo federale prende due decisioni. Da un lato convoca il Consiglio di sicurezza nazionale. Accanto al gabinetto, in questo format possono essere coinvolti anche i Länder e le aziende.
La Germania non passa ancora ufficialmente allo stato di emergenza, ma quantomeno alla modalità di crisi. E vuole che lo si veda. Come misura di costruzione della fiducia, il cancelliere propone di aumentare la visibilità delle istituzioni statali nello spazio pubblico.
Soldati, poliziotti, organizzazioni di soccorso, persone che prestano servizio in queste organizzazioni: ai telegiornali non sfugge questo cambio di fase. In molte città, da oggi, le uniformi fanno parte del paesaggio urbano.

Ma quando il Red Team viene a sapere delle misure adottate dai tedeschi non è impressionato.
I russi hanno qui un vantaggio importante. Sanno già che hanno deciso di invadere la Lituania.
La squadra blu invece reagisce soltanto a ciò che vede: attacchi ibridi, movimenti di truppe, avvertimenti da Vilnius.
Dal punto di vista tedesco si adottano misure necessarie in una situazione poco chiara. Dal punto di vista russo, l’approccio tedesco appare impotente.
Così sostiene il ministro degli Esteri russo: “La Germania non si aspetta ciò che noi possiamo intraprendere in modo offensivo. Tutti sono sempre totalmente sorpresi. Non hanno imparato”.
Quel che è certo è che Mosca abbia bisogno di un’operazione rapida. Se quella con l’Ucraina non lo è stata, questa deve essere davvero la Guerra dei Tre Giorni. L’obiettivo primario è impedire una reazione rapida della NATO.
Così la notte successiva, alle tre del mattino, truppe russe provenienti dalla Bielorussia attraversano il confine con la Lituania. Mosca le definisce “forze di pace”, incaricate unicamente di proteggere un convoglio umanitario diretto a Kaliningrad. In realtà, una pesante formazione corazzata attraversa il confine.

La Russia pianifica l’operazione come una manovra a tenaglia. Dalla Bielorussia i soldati avanzano verso ovest. Contemporaneamente, unità provenienti da Kaliningrad marciano verso est. Entro 24 ore si incontrano in una città strategicamente cruciale.
La chiave militare del Baltico è la città di Marijampolė, perché lì convergono importanti collegamenti di trasporto e perché, in definitiva, rappresenta l’unico snodo rilevante attraverso il quale qualsiasi rifornimento NATO dovrebbe essere trasportato via terra. Un obiettivo principale sarebbe quindi che la Russia occupi questa città il più rapidamente possibile.
I lituani avevano iniziato a scavare trincee anticarro e a posare mine terrestri. Ma il loro Paese è piccolo, conta tre milioni di abitanti e non dispone di propri caccia da combattimento. A un attacco di questa portata e, soprattutto, di tale rapidità, non sono preparati. Non possono reggere senza aiuti esterni.

Dall’esperienza in Ucraina, i russi hanno imparato come bonificare i campi minati. Bombardano con artiglieria e droni e si insinuano attraverso i varchi.
Risultato: Vilnius viene colta di sorpresa. Gli uomini del Cremlino si trovano sul suolo lituano senza aver dichiarato formalmente guerra alla NATO. Controllano ora l’unico collegamento terrestre tra il Baltico e il resto del territorio Alleato.
A Berlino, nel frattempo, l’ispettore generale della Bundeswehr riferisce sugli ultimi sviluppi: “Questa mattina, alle 3 ora locale, circa 12.000 soldati russi hanno attraversato il confine dalla Bielorussia, dirigendosi verso Kaliningrad. Si tratta di una violazione chiarissima del territorio dell’Alleanza, con un numero considerevole di truppe”.
Il ministro della Difesa riconosce che “è in pericolo l’esistenza dei tre Stati baltici“.

Nel Blue Team, a questo punto, una domanda diventa centrale. È il quesito al quale ogni governo spera di non dover mai rispondere. Il cancelliere lo esprime invece apertamente: “Voglio dirlo in modo molto chiaro: se un soldato tedesco muore per mano russa in combattimento, per me la Germania entra nello stato di difesa”.
Per la portavoce del governo è arrivato il momento che il cancelliere si rivolga alla popolazione: “In queste circostanze partirei dal presupposto che lei debba assolutamente tenere questa sera un discorso televisivo. Si tratta naturalmente, da un lato, di costruire fiducia nella popolazione, dall’altro di dire chiaramente: la situazione è molto grave, ma siamo preparati”.
Ma lo siamo?
Nessuno lo sa ancora. Tutto ruota attorno a quel punto interrogativo: al momento del dunque, nell’ora del bisogno, gli Stati Uniti arriveranno?
Senza di loro, la NATO difficilmente può difendere il Baltico.

Pure per questo, il ministro degli Esteri tedesco incalza il cancelliere affinché scelga la chiarezza all’attesa: “Questa è la mia richiesta urgente. Ora è una questione da capi di governo. Lei deve parlare con Trump”.
Ma prima che i tedeschi abbiano l’occasione di farlo, Mosca sfrutta questo momento di incertezza.
Il presidente russo prende lui stesso il telefono fra le mani. Chiede di essere messo in linea con Washington.
Adesso tocca agli americani. È il momento di decidere: entrare in azione o restare a guardare.
Come andrà a finire?
Per saperlo, bisogna attendere ancora qualche ora. Il tempo necessario a completare la seconda parte di questo articolo.
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