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Pubblicato il 26 aprile 2026
🚨🚨🚨🪖🇺🇸 Con il passare delle ore continuano ad arrivare dettagli molto interessanti su quanto accaduto nella notte all’Hilton Hotel di Washington D.C., dove un uomo armato ha ferito un agente del Secret Service nel tentativo di accedere alla cena dei corrispondenti della Casa Bianca, probabilmente con l’intento di colpire il presidente Donald Trump e altri componenti dell’amministrazione americana. Prima però concedetemi una piccola precisazione. Provo onestamente disgusto per i molti (troppi) commenti che sotto i miei post si rammaricano per il mancato successo dell’attentatore. E mi dispiace che alcuni di questi arrivino anche da abbonati del Blog. Sarebbe per me molto più comodo e intelligente tacere, limitarmi al racconto dei fatti, ma davvero non riesco a non prendere le distanze da questo tipo di pensiero. Messaggi del genere arrivano da chi critica - a ragione - quotidianamente Vladimir Putin, da chi sostiene di essere dalla parte di Kyiv, da chi soltanto ieri si indignava perché veniva bruciata una bandiera ucraina in piazza o impedito alla Brigata ebraica di partecipare a un corteo del 25 aprile. Trovo che questi due atteggiamenti non possano stare insieme. Chi sta dalla parte della democrazia non può tifare per l’uccisione di un avversario politico. Anche se si chiama Donald Trump. Anche se non condivide le sue scelte e ne pensa il peggio possibile. È il confine fra persone perbene e persone violente. Dunque, per quel che vale, non voglio condividere questo tratto di navigazione con chi si rammarica per il mancato assassinio del presidente degli Stati Uniti. Tutti gli iscritti responsabili di messaggi del genere che riuscirò a individuare sotto i miei post saranno rimossi dal Blog. E non perché - come sostiene qualcuno - io sia “diventato trumpiano”. A dirlo sono probabilmente gli stessi che due anni fa mi accusavano di essere “troppo bideniano”. È lo scotto da pagare per tentare di essere il più possibile imparziale. Il punto è che per quanto possa non apprezzare certe politiche di questa Casa Bianca è maggiore il disgusto provato nei confronti di chi crede che sia una cosa normale avallare l’assassinio del presidente degli Stati Uniti. Fine della premessa. Parola ai retroscena.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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