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Pubblicato il 26 maggio 2026
🚨🪖🇺🇦🇧🇾🇷🇺 Se c’è una cosa che gli ucraini hanno imparato in questi anni è la seguente: “Russi? Mai fidarsi”.
Così mentre il conto alla rovescia va avanti, mentre i movimenti dell’aviazione strategica avversaria vengono osservati giorno e notte nel tentativo di anticipare il prossimo grande attacco, alle parole di Andrey Kartapolov si reagisce con una sorta di prudenza distaccata.
Dopotutto è vero che il presidente della commissione Difesa della Duma ha giurato: “Gli attacchi contro la capitale ucraina non prenderanno di mira il parlamento o l’Ufficio presidenziale, non rientrano nella definizione russa di centri decisionali”. Ma ricordate la posizione ucraina? “Russi? No, mai. Non ci si può fidare”.
Eppure, stando alla versione del parlamentare, “la Verkhovna Rada è come la Duma di Stato. I deputati non controllano le truppe e non stabiliscono dove e quando effettuare gli attacchi. Lo stesso si può dire dell’Ufficio del presidente dell’Ucraina. Sappiamo tutti che Zelensky lì non si fa vedere. Sta seduto in un bunker, e nel suo ufficio ha due guardie e cinque addette alle pulizie. Ha senso spendere munizioni costose per un luogo che, in sostanza, è vuoto? Ucciderlo? Questo può deciderlo una persona soltanto”.
Che siano provocazioni o valutazioni ufficiali, a Kyiv nessuno può permettersi di abbassare la guardia. D'altronde la stima dei militari è che al massimo entro le prossime 48 ore gli edifici torneranno a tremare.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
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