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Pubblicato il 27 maggio 2026
🚨🪖🇷🇺🇺🇦🇺🇸🇪🇺🇪🇪🇱🇻🇱🇹🇩🇰🇸🇪 Quando le chiedono di immaginare il futuro di questa guerra, l’impressione è che per qualche istante Kaja Kallas smetta i panni del capo della diplomazia europea, tornando a vestire quelli del capo di un governo baltico. Nessuno più di lei conosce i russi: il suo bisnonno combatté contro l’Armata Rossa. Sua madre fu deportata da neonata in Siberia su un carro di bestiame.
A fare il resto è stata la vicinanza geografica: gli estoni sanno bene che Mosca non li ha mai perdonati. Vladimir Putin, in particolare, non ha rinunciato all’ambizione di ripristinare la grandezza dell’impero: le vecchie “province” sovietiche, prima o poi, dovranno tornare “a casa”.
È questa lunga esperienza di convivenza forzata, unita alle ultime informazioni raccolte dalle agenzie di intelligence del Vecchio Continente, a far sì che lo sguardo di Kallas sia preoccupato. Sì, la situazione al fronte, per le truppe ucraine, è nettamente migliorata rispetto agli ultimi mesi. Il morale delle truppe è cresciuto. E a Kyiv c’è chi, come Yevhen Karas, comandante del 413° Reggimento - protagonista di attacchi spettacolari contro l’industria della difesa avversaria - rifiuta oggi di mettere limiti alla provvidenza: entro autunno, scommette, la difesa aerea russa entrerà in stato di crisi. Per quel giorno, la produzione nazionale ucraina di missili balistici dovrebbe essere a pieno regime, seminando nel territorio nemico paura e imbarazzo.
Ma per il paradosso che fin dall’inizio accompagna questa guerra, ogni vittoria dell’Ucraina sembra spaventare l’Europa e l’Occidente.
L’idea di fondo è che Vladimir Putin non possa accettare una sconfitta russa. E che dinanzi a questa prospettiva sarà obbligato a rilanciare. Eccola, allora, la cupa previsione di Kallas, per quanto ammantata di linguaggio diplomatico: “Naturalmente nessuno può leggere nella mente di Putin”, ma il presidente russo potrebbe “cambiare la linearità di questa guerra”.
È la perifrasi di una signora che in politica ha fatto carriera, che sa sempre quali parole usare. La traduzione? Putin potrebbe sparigliare. Cosa questo voglia dire di preciso, stanno tentando di stabilirlo con precisione i servizi segreti europei e quelli ucraini. E le ultime notizie, purtroppo, non sono incoraggianti.
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