Pubblicato il Carico la pagina...
Pubblicato il Carico la pagina...

Pubblicato il 02 giugno 2026
🚨🚨🚨🪖🇺🇦🇷🇺 E se non fosse finita qui? E se fosse questa la nuova normalità di Kyiv? Volodymyr Zelensky non lo dice apertamente. Ma i rapporti di intelligence che nel pomeriggio arrivano a via Bankova non sono quelli che il presidente di una nazione ferita avrebbe voluto trovare oggi sulla sua scrivania.
Certo, l’orgoglio del leader è sempre lì. E si intuisce in particolare quando, snocciolando i numeri dell’ultimo assalto russo, Zelensky denuncia la complicità di cui può beneficiare il Cremlino: “Ancora una volta Putin, con la sua follia, ha “sconfitto” le vite di normali bambini, edifici residenziali, un policlinico a Kyiv. Gli “Shahed” sono stati usati contro condomini a Dnipro e, chissà perché, anche contro un autosalone con auto cinesi a Kyiv. Ognuno di questi droni, tutti i tipi di missili russi, non possono essere prodotti senza componenti importati da altri Paesi. (…) Cinque missili “Kalibr” significano 145 componenti di questo tipo. Trentatré “Iskander” significano 1.122 componenti. Seicentocinquanta droni d’attacco di diversi tipi significano più di 17.000 componenti senza i quali è impossibile produrli. Schemi su larga scala per aggirare le sanzioni. Questa è una complicità assolutamente reale nelle uccisioni”.
Zelensky vorrebbe dire molto di più, ma deve mordersi la lingua. Non è il momento delle polemiche e delle recriminazioni. È il tempo della compattezza interna, del lavoro diplomatico che porti risultati tangibili. Sì, perché l’Ucraina ha un disperato bisogno d’aiuto. E perché se lungo la linea del fronte accarezza la possibilità di riprendere stabilmente l’iniziativa, in casa, fra le mura amiche, si ritrova a gestire senza abbastanza risorse la furia del Cremlino.
Nella notte appena trascorsa, per dire, non serviva essere un esperto militare per comprendere che le difese aeree della capitale fossero sottoposte a un ritmo d’attacco nettamente superiore ai propri limiti di risposta, per usare un eufemismo.
Ma un conto è chiedere aiuto, rimarcare l’urgenza del momento. Un altro è diffondere il panico in una popolazione che già tante in questi anni ne ha sopportate e viste. Si spiega probabilmente così la “bugia bianca” che Kyiv veicola ai suoi cittadini.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
Retroscena, approfondimenti, dirette degli eventi che cambiano il mondo. Sali a bordo, naviga i mari in tempesta della politica internazionale.
Iscriviti