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Pubblicato il 05 giugno 2026
🚨🪖🇷🇺🇺🇦 Per quasi tutta la durata della conversazione, Vladimir Putin si mostra di buon umore. Sostiene che sia stato il suo portavoce, Dmitry Peskov, a “infilarmi sotto il naso quel foglietto”, la lettera in cui Volodymyr Zelensky gli ha chiesto di porre fine alla guerra, di organizzare un incontro.
Ed è proprio al presidente ucraino che indirizza le sue battute più velenose. Ricorda come “Donald” gli abbia impartito una lezione di buone maniere, spiegandogli che non si può impersonare “Rambo” in tutte le occasioni, per quanto sulla disciplina del leader di Kyiv ci sia ancora “molto lavoro da fare”.
Tutto sembrerebbe filare liscio. L'inviato del Cremlino, Kirill Dmitriev, seduto in prima fila, applaude e ride a più non posso, quasi non si parlasse di guerra e morte, ma di vecchi amici impegnati in qualche futile discussione.
Se non fosse che a un certo punto Vladimir Putin cambia espressione. Ha appena finito di esprimere il suo punto di vista sulla “lettera aperta” indirizzatagli da Zelensky. Ha chiarito di non averla apprezzata per nulla, per metodo, contenuti e tono: “Effettivamente contiene elementi di maleducazione”. È allora che il volto dell’uomo del Cremlino si trasforma.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
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