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Pubblicato il 26 agosto 2026
🚨🚨🚨🪖🇺🇸🇷🇺🇪🇺🇺🇦 Buonasera a tutti. Che succede? Succede che il giorno dopo, come previsto, ad avvolgere l’intero scenario è quello che in altri tempi avremmo chiamato “nebbia di guerra”. Qual è la buona notizia? È che non siamo ancora in uno stato di guerra calda. Sì, ma la cattiva è che ci stiamo flirtando pericolosamente.
Chi conduce la partita, chi si prepara al duello, sta svolgendo tutto in maniera altamente professionale, secondo manuale: c’è una comunicazione pensata per inondare lo spazio informativo e disorientare le opinioni pubbliche; c’è un’attività di “signaling” volta a far arrivare determinati messaggi a chi deve riceverli, lasciando contemporaneamente tutti gli altri nella condizione di poterli soltanto decifrare.
E in definitiva c’è il risultato richiesto: più aumentano le indiscrezioni sul viaggio di John Ratcliffe a Mosca, più diminuisce la quantità di informazioni verificabili sulla sostanza della missione.
Dunque tutto bene? Magari...
La verità è che orientandosi a dovere si scopre che le 24 ore successive confermano il quadro che abbiamo tracciato ieri sera.
Possiamo utilizzare sfumature diverse, ma la visita improvvisa del capo della CIA nella capitale russa non è ciò che avremmo sperato di vedere. Poi si può scegliere di raccontar(se)la con ottimismo, guardando il bicchiere mezzo pieno: nel caso, rivolgersi a Edgars Rinkēvičs, presidente di quella Lettonia oggetto della tappa intermedia dello stesso Ratcliffe. Ai giornalisti che lo hanno interrogato sulle ragioni della sua presenza, Rinkēvičs ha detto: “Ci stiamo preparando e cerchiamo costantemente di comprendere le diverse tipologie di potenziali minacce che dobbiamo affrontare. Oggi non ho nulla di preoccupante da dire, ma la situazione è estremamente dinamica. Siamo pronti nel caso in cui le cose dovessero cambiare”. Cos’abbiamo qui? La descrizione più edulcorata che si possa sfornare sull’argomento. Peccato che qui non siamo abituati a indorare la pillola. Preferiamo analizzare gli scenari con maggiore chiarezza. E allora? E allora abbiamo molte cose di cui parlare. A partire da un avvistamento tanto emblematico quanto sospetto, da una testa che spunta da un’auto scura appena fuori dai cancelli della Casa Bianca.

Ve lo dicevo: dobbiamo dirci molte cose, anche stasera. Andiamo, facciamo un punto nave.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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