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Pubblicato il 21 settembre 2026
🚨🪖🇷🇺🇪🇪🇩🇪🇵🇱 Buonasera a tutti. Che succede? Succede che bisogna fare attenzione a non prendere la corrente: qui il filo della tensione è molto teso. Lo è al punto da costringere i governi occidentali a compiere passi necessari eppure così inconsueti da provocare disorientamento.
Sono quelli che servono a placare il panico della gente in carne e ossa, di chi teme che la propria vita possa essere stravolta da un missile che cade in giardino o da un’incursione da parte di nuovi “omini verdi”, sul modello di quanto accadde in Crimea, nelle strade del proprio paese.
Così accade che il ministero degli Esteri dell’Estonia - segni particolari: un confine condiviso con un vicino aggressivo di nome Russia - si veda costretto a intervenire in un agitato pomeriggio di settembre per tranquillizzare i propri cittadini.
C’è una notizia che corre sui social che provoca spavento: l’introduzione, da parte dei servizi di sicurezza russi, di restrizioni temporanee alla circolazione in alcune aree prossime alla frontiera.
Qualcosa si sta muovendo? No, dice Tallinn, non per il momento. L’operazione non costituisce una minaccia imminente per il popolo estone.
Poche righe: “Siamo vigili, stiamo monitorando attentamente”, che sono insieme un invito alla calma e una conferma: il Fianco Orientale è (già) una polveriera.
Cos’abbiamo qui? La prima vera vittoria del Cremlino. In gergo tecnico si chiamano psyops, operazioni psicologiche. Spesso e volentieri precedono la guerra vera. Hanno l’obiettivo di condizionare la percezione della realtà, insinuare il dubbio, costringere l'avversario a destinare una parte crescente delle proprie energie alla gestione di una minaccia che non deve necessariamente concretizzarsi per produrre effetti.
Non occorre vi sia per forza una regia conclamata, basta che la paura sia figlia del clima di tensione esistente.
Perché è importante? Perché il rischio è quello di perdere di vista gli indicatori più seri. Quelli che da qualche mese a questa parte portano questo spazio a valutare come estremamente probabile la possibilità di un confronto fra la Russia e la NATO.
Nell’ultimo punto nave abbiamo parlato di uno sforzo invisibile alle opinioni pubbliche europee: “La guerra per evitare la guerra”. Un impegno fatto di missioni sotto copertura, dimostrazioni di forza, deterrenza. Ma questa sera facciamo un passo in più. Guardiamo il lato oscuro della luna.
È lì che gli Stati NATO prendono seriamente in considerazione la probabilità che la collisione sia di fatto inevitabile nel medio periodo.
Così è “prepararsi” l’imperativo, la parola d’ordine pronunciata a mezza bocca nei corridoi dei ministeri della Difesa e di (alcune) cancellerie europee.
Prepararsi. Finché si può.
Prepararsi. Adesso.
Per sopravvivere al nemico e al rimpianto di non aver fatto tutto l’occorrente.
E allora prepariamoci. Anche stasera, abbiamo tanti retroscena: facciamo un punto nave. Buona lettura agli iscritti al Blog.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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