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Pubblicato il 22 settembre 2026
🚨🪖🇱🇻🇱🇹🇪🇪🇺🇦🇷🇺 Giura Mindaugas Sinkevičius, primo ministro lituano, che se i russi attraverseranno il confine “noi reagiremo combattendo, non ci arrenderemo”.
È la stessa promessa di Jamie Murray, comandante delle forze britanniche in Estonia: “Qualunque cosa accada, in qualunque momento accada, la affronteremo a viso aperto. Chiunque pensasse il contrario si assumerebbe un rischio. Non saremo noi a iniziare uno scontro, ma se saranno altri a farlo…siamo pronti”.
Non si tratta di frasi fatte. E neanche - soltanto - di affermare un principio di deterrenza. Almeno in parte vuol dire fare un atto di fede, dare per scontato ciò che non lo è: che i governi centrali, nel momento di massimo sgomento, non cedano alla tentazione di mettere al riparo i propri uomini, lasciando gli Alleati allo scoperto.
Eccola, la grande scommessa: puntare tutto sul fatto che il “patto del moschettiere” - l’uno per tutti, tutti per uno, su cui l’Alleanza si regge in piedi - resisterà allo shock di una provocazione senza precedenti.
Negli ambienti militari, in questi giorni di paure più intense, si è fatto strada il seguente teorema: se i russi hanno in serbo una provocazione su piccola scala, le forze presenti oggi sul Fianco Orientale saranno sufficienti; se invece Vladimir Putin pensa davvero a un grande azzardo, se l’attesa mobilitazione è pensata per l’Ucraina ma non soltanto, allora avremo un accumulo di forze: li vedremo.
Bene. Ma allora perché chi ha partecipato all’ultima esercitazione nella foresta lettone è tornato dall’addestramento con un dubbio che s'è fatto turbamento?
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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