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Pubblicato il 06 ottobre 2026
🚨🦠🕵️🇷🇺 La donna del posto descrive un “odore insopportabile, molto acre”.
Agli inviati de “La gente del Bajkal”, testata locale che il regime ha catalogato alla voce “agente straniero” per la diffusione di “informazioni inattendibili” sull’andamento della guerra in Ucraina, racconta che a un certo punto tutti gli abitanti del condominio hanno aperto le porte di casa, perché “era impossibile respirare”. Quegli uomini sono arrivati in massa. E poi hanno iniziato a disinfettare.
Quando i cittadini li hanno avvicinati, quando hanno chiesto loro informazioni per quel dispiegamento improvviso e non annunciato, gli operatori hanno risposto con sincerità: “È morta una ragazza, un virus mortalmente pericoloso. Siamo arrivati al lavoro, ci hanno detto di andare lì e di disinfettare. Siamo venuti e abbiamo disinfettato”.
Gli abitanti non sapevano ancora che era morta Darya Shipilova, la loro vicina di casa.
Chissà se è stato allora, sotto casa, in un fitto conciliabolo fra condomini preoccupati, che è nata la voce che sta tenendo sulle spine la comunità internazionale. Potrebbe essere stato il frutto di un ragionamento quasi banale: una ragazza che lavorava presso l’Istituto di ricerca antipeste di Irkutsk. Forse una provetta rotta. Chissà.
Da quel giorno, l’edificio in cui viveva Darya è stato disinfettato altre due volte. Ma stavolta nessuno ha più parlato con le famiglie del palazzo: nessuna comunicazione, ordini dall’alto.
Rispetto alla prima volta, si è manifestata una grossa novità: gli operatori avevano indosso le caratteristiche tute protettive bianche, del tipo impiegato negli equipaggiamenti Hazmat, pensate per proteggere chi le indossa da agenti biologici, chimici o contaminanti.
Scrive Kevin Esvelt, ricercatore del MIT, uno dei nomi più autorevoli nello studio dei rischi legati ai patogeni ingegnerizzati, che la versione ufficiale di Mosca fa acqua da tutte le parti.
La Russia ha dichiarato che negli ultimi dieci giorni non sono state segnalate malattie infettive fra i colleghi di Darya e che test approfonditi non hanno rilevato nel corpo della giovane deceduta “microrganismi collegati al suo lavoro”. Ma la formulazione utilizzata da Mosca è interessante. E lo è in maniera sinistra.
Se prendiamo per buone le parole delle autorità russe, scrive Esvelt, “non si tratta di peste”. Ma “il sequenziamento non mirato di livello scientifico consente di identificare in maniera affidabile gli agenti patogeni. E raramente le persone muoiono di polmonite senza che vi sia un agente patogeno, tanto meno persone di 28 anni”.
Cos’abbiamo qui? Risposta: una storia che potrebbe nascondere implicazioni molto gravi. Per tutti. Non solo per i condomini di Darya.
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