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Pubblicato il 08 ottobre 2026
🚨🚨🚨🪖⚡🇺🇦🇷🇺🇺🇸🇮🇱🇮🇷 Buonasera a tutti. Che succede? Succede che quello di stasera non è un punto nave come gli altri. Non può esserlo, visto quanto sta accadendo in Ucraina. Le immagini che vedete sono quelle che i primi soccorritori si sono trovati di fronte al loro arrivo sulla scena dell’ultimo attacco russo a Kramatorsk.
Il fumo si levava ancora da alcuni dei cadaveri carbonizzati. Parti del corpo erano sparse su tutta la sede stradale, lontane decine di metri dai corpi a cui appartenevano. Era la scena di un horror, di un massacro.
Anche chi è intervenuto in questi anni innumerevoli volte - per aiutare, per salvare, per fare il conto dei danni e delle vittime - assicura che quanto visto oggi ha messo a dura prova la propria tenuta emotiva.
Cos’abbiamo qui? Una tattica di guerra criminale e spietata: è quella che prevede raid sistematici e sempre più letali contro obiettivi civili, nel tentativo di chiarire che l’unica via d’uscita da questo incubo quotidiano è la resa; e nella convinzione che colpo dopo colpo, uccisione dopo uccisione, gli ucraini capiranno che è meglio levare le tende, abbandonare le proprie case e le proprie terre all’invasore che preme.
Centinaia di km più a occidente, mentre scrivo, squadre di tecnici ucraini sono impegnati in una drammatica corsa contro il tempo. Perché? Perché Kyiv è al buio. Il sindaco della città, Vitali Klitschko, ha dichiarato che la capitale è entrata “in modalità sopravvivenza”. Qual è la brutta notizia? È che non è finita, è che abbiamo ancora molte, troppe cose da dirci questa sera.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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