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Pubblicato il 17 ottobre 2026
🚨🪖🇺🇦🇺🇸🇷🇺🇧🇾 A un certo punto Volodymyr Zelensky pubblica una delle foto che gli sono più care, una delle ultime scattate con accanto Lindsey Graham. È un omaggio, è un messaggio, ma è anche uno sfogo molto umano: “È difficile senza di lui, sarò onesto”, commenterà più tardi.

Non è il solo a esprimere questo sentimento in privato. Come lui ne sentono la mancanza i funzionari ucraini che avevano preso l'abitudine di comunicare al senatore repubblicano le necessità per la difesa del Paese. Per non dire dei colleghi americani del Congresso - sì, anche Democratici - rimasti orfani non solo di un amico, ma pure di uno degli ultimi attori in grado di spiegare a Donald Trump che l’America, la vera America, mai e poi mai avrebbe nutrito dubbi su quale lato tenere in questa battaglia.
Ma adesso che le telefonate di Graham non raggiungono più il presidente degli Stati Uniti, ora che nessuna partita a golf è in grado di riportarlo sui binari tradizionali della politica estera americana, Volodymyr Zelensky non sa più con chi parlare.
Sì, ci sarebbe sua sorella Darline, che da Lindsey ha ereditato il seggio senatoriale del South Carolina; ma la donna ha confessato in tempi non sospetti le sue lacune in fatto di geopolitica e questioni militari. E poi, anche fosse stato il contrario, a mancare sarebbe stato in ogni caso il carisma di Lindsey, quel carattere indomito e vulcanico, capace di travolgere e influenzare persino Donald Trump.
È in questa solitudine straniante, in questo incubo quotidiano, che l’Ucraina cerca punti di riferimento, appigli a cui aggrapparsi.
È necessario, spiega Zelensky, perché le informazioni di cui Kyiv è entrata in possesso segnalano l’intenzione della Casa Bianca di assestare almeno un terzo gancio a una nazione già in ginocchio, costretta a fare le barricate. Dopo l’accordo sul diesel russo, dopo la sospensione delle sanzioni previste dalla legge Graham, Donald Trump sarebbe in procinto di forzare nuovamente la mano. Per tenderla verso il Cremlino.
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