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Pubblicato il 13 settembre 2023
Sudafrica. Ora della ricreazione a Pretoria. Il bambino più piccolo della classe si aggira per il cortile della scuola, ignaro del pericolo alle porte. Tutto comincia da un colpo alle spalle, da uno spintone vigliacco e inatteso. Sembra quasi di vederlo: eccolo, mentre rotola per le scale di cemento, e nessuno che ne arresti la corsa. Non c’è tempo per pensare, per chiedersi perché, per capire il come: i bulli sono già su di lui. Botte in testa, botte ovunque ed un naso rotto. Ma c’è dell’altro, c’è di peggio, oltre il dolore fisico. C’è che papà Errol, una volta a casa, finirà per infierire: “Sei un idiota, un essere inutile“. Quante volte gliel’ha già detto?

Codardi, ecco cosa sono. Se solo arrivasse un supereroe…Uno dei protagonisti dei suoi amati fumetti, per intenderci. Con la tuta aderente, un po’ stravagante. Ma soprattutto con il suo tempismo: essere al posto giusto nel momento giusto; aiutare i più deboli, salvare il mondo. Sognare non costa nulla, però è chiaro che per sopravvivere si debba cambiare piano. E allora qui sorge il quesito: e se fosse lui, Elon Reeve Musk in persona, a trasformarsi nel supereroe che da tempo cerca negli altri invano?

Walter Isaacson, autore della biografia del momento, è convinto che a muovere le azioni del bambino di Pretoria diventato anni dopo l’uomo più ricco e controverso del mondo non siano state la sete di denaro né la smania di successo. Chiunque voglia risolvere l’enigma Musk deve tornare in quel cortile, guardare con i suoi occhi i bulli della scuola, ascoltare con le sue orecchie gli insulti di suo padre.

Se il proprietario di X è un enigma pure per chi gli sta intorno, se un secondo è Dottor Jekyll e quello dopo Mr. Hyde, è colpa dei demoni che non lo abbandonano neanche di notte. Racconta Talulah Riley, sua seconda moglie: “Dentro l’uomo, è ancora lì come un bambino, un bambino in piedi di fronte a suo padre“.
Da anni investe miliardi di dollari nella progettazione di razzi capaci di volare su Marte: è perché pensa che questo sia l’unico modo per salvare l’umanità in caso di guerra mondiale, di impatto con un asteroide, di dominio dell’intelligenza artificiale sull’uomo. È tutto lì: in quel cortile. Elon Musk pensa a sé stesso come al supereroe della storia. E sarebbe disonesto, oltre che ingiusto, non riconoscergli che in alcuni frangenti lo è stato davvero, al netto delle sue molte ombre.

24 febbraio 2022. Poche ore all’ordine che cambia la storia del Pianeta. L’invasione dell’Ucraina è lì da venire, e Mosca ha pensato davvero a tutto. O almeno così crede. Un’ora prima che i carri armati oltrepassino i confini, dal Cremlino arriva l’ok definitivo: eseguite il piano previsto. Ne fa parte pure un attacco malware che ha come obiettivo la messa fuori causa dei router della società satellitare americana Viasat. Cosa si vuole ottenere? La tattica è ambiziosa, ma anche alla portata degli hacker al servizio di Vladimir Putin: spegnere le comunicazioni di Kyiv, e così paralizzare il suo esercito. Le truppe di prima linea ucraine dipendono dal funzionamento del provider statunitense: senza possibilità di coordinamento, la sola ipotesi di una resistenza efficace è pura utopia.
Chiedere aiuto si può, certo, ma i tradizionali canali diplomatici non sono a prova di invasione. È chiaro che serva sparigliare. Così a fare un tentativo disperato è il vice primo ministro ucraino, Mykhailo Fedorov.

Sfruttando la forza della disperazione e la visibilità che solo l’inizio di una guerra è in grado di assicurare, il politico ucraino tagga su Twitter l’unico uomo che può salvare l’Ucraina: si chiama Elon Musk.
“Mentre tu provi a colonizzare Marte, la Russia cerca di occupare l’Ucraina!“, gli scrive. “Mentre i tuoi razzi atterrano con successo dallo spazio, i razzi russi attaccano la popolazione civile ucraina! Ti chiediamo di fornire all’Ucraina stazioni Starlink e di invitare i russi sani di mente ad opporsi“.
Che sia un azzardo è evidente, ma la risposta – tanto inattesa quanto fulminea – cambia le sorti del conflitto: “Il servizio Starlink è ora attivo in Ucraina. Altri terminali in arrivo“, cinguetta Musk, garantendo così l’aiuto della costellazione di satelliti in orbita bassa in grado di fornire connessione internet ad alta velocità.

È Volodymyr Zelensky in persona a beneficiare di questa svolta. Il volto della resistenza entra nelle case di miliardi di persone. Mentre tenta di sfuggire ai tentativi di assassinio dei sabotatori russi, mentre tiene insieme un Paese in preda al terrore, il presidente ucraino continua a mostrarsi in video. Putin non riesce a spegnere la sua voce, per merito di Starlink.
Se la gente comune è in grado di restare in contatto coi propri cari, se gli eroi dell’Azovstal riescono a parlare coi giornalisti pure nella città sotterranea che è diventata la loro fortezza, se nei primi giorni – in definitiva – l’Ucraina riesce a resistere, molto del merito è di quei satelliti, e dell’uomo che ne concede l’uso. Sono gli stessi ufficiali di Kyiv a dargliene atto: “Senza Starlink, avremmo già perso la guerra“, dice al Wall Streeet Journal un comandante impegnato sul fronte di Izyum.

D’altronde Musk sembra aver preso davvero a cuore la causa ucraina. Ad una settimana dall’inizio dell’invasione, Lauren Dreyer, direttrice delle operazioni Starlink, lo aggiorna due volte al giorno sulle forniture di kit che, è ormai chiaro a tutti, fanno la differenza tra la vita e la morte. Musk tiene riunioni quotidiane pure con i suoi ingegneri: l’obiettivo è preservare la peculiarità del sistema, l’inviolabilità dei codici, nonostante gli sforzi russi di penetrarlo. Ma i demoni di una personalità così complessa, i rischi di affidare le sorti di un popolo ad un solo uomo sono in perenne agguato.
Settembre 2022. Walter Isaacson, dopo aver trascorso una settimana in compagnia di Musk, ha fatto rientro a New Orleans. È una bella giornata per guardare una partita di football nella sua vecchia scuola. Tuttavia i messaggi che arrivano a raffica sullo smartphone spezzano in fretta la magia della tregua. È Elon, ovviamente. Ed esordisce con una frase che lascia pochi dubbi sul fatto che desideri parlare con urgenza: “Potrebbe essere un disastro gigantesco“, scrive. Isaacson lascia il suo posto in tribuna, scende sotto le gradinate e compone il suo numero: “Elon, qual è il problema?“. Il problema è che Musk sta attraversando una delle sue crisi esistenziali. C’è una “possibilità non trascurabile“, spiega, che l’utilizzo di Starlink causi una guerra nucleare. L’esercito ucraino sta tentando di colpire la flotta navale russa ormeggiata a Sebastopoli, in Crimea, inviando sei piccoli droni sottomarini carichi di esplosivi per farla saltare in aria. Per orientarsi, vuole utilizzare proprio la rete satellitare di Space X.
Ma da dove arrivano le paure di Musk? Se fino ad oggi il suo supporto è stato decisivo per la resistenza di Kyiv, perché non concedere adesso all’Ucraina la possibilità di infliggere un colpo letale al nemico? Ad Isaacson dice di aver appena finito di parlare con l’ambasciatore russo negli Stati Uniti. È stato lui a dirgli senza mezzi termini che un attacco ucraino alla Crimea avrebbe come conseguenza una risposta nucleare.
L’autore della sua biografia è ancora lì, in piedi, appoggiato agli spalti da cui sperava di godere di una giornata di football e di tranquillità. Ma adesso, al telefono, c’è un uomo che sta spiegandogli con dovizia di particolari perché, per via della dottrina di deterrenza russa, il mondo è ad un passo da una catastrofe nucleare. La partita nella sua vecchia scuola, a quel punto, è già un lontano ricordo.
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