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Pubblicato il 01 ottobre 2023
Si presenta davanti alle telecamere con indosso l’abito delle grandi occasioni, i capelli brillantinati, lo sguardo da cattivone dei film che lo accompagna da tutta una vita. E poi, Matt Gaetz, lancia la sua sfida: “Presenterò una mozione di sfiducia nei confronti dello Speaker McCarthy“.

Eccola, la resa dei conti a lungo attesa, il momento dello showdown. Il 41enne avvocato della Florida, il radicale trumpiano, la pecora nera del GOP, è pronto a sfidare il politico navigato, non meno spregiudicato – attenzione – ma formatosi pur sempre alla scuola del Partito Repubblicano che fu: Kevin McCarthy.

È un duello generazionale, è politica, ma è tutto molto personale. Non è un caso che il primo commento di McCarthy sia il seguente: “I will survive“.

Giura di sopravvivere. Tutto suggerisce che non abbia oggi queste certezze. Perché è Capitol Hill, il regno dove tutto può succedere. E nessuno meglio di lui dovrebbe saperlo.
Ieri, al culmine del dramma del Congresso, a poche ore da uno shutdown che sembrava scontato, è stato lui a trovare la “giocata” che cambia la partita.

Via le concessioni ai ribelli repubblicani che ne vogliono la testa, nessun finanziamento per il rafforzamento del confine meridionale, addio ad ogni possibile appeasement con i sabotatori di professione.
“Ho tentato per otto mesi“, spiega lo Speaker davanti ai giornalisti. E “se qualcuno vuole presentare una mozione contro di me, la porti. Dev’esserci un adulto nella stanza“.

È il guanto di sfida, lo schiaffo in pieno volto al rivale, che non aspetta altro.
Alla Camera passa la legge che scongiura la chiusura del governo federale, almeno fino a metà novembre. Poi si vedrà. Sì, ma come passa? Ecco il punto, il cuore della contesa: con un accordo bipartisan, con i Democratici che votano in massa la proposta di McCarthy e 90 Repubblicani che si oppongono.
Più del 40% del GOP molla la più alta carica del partito alla Camera.
“Mister Speaker! Mister Speaker!“, urla Matt Gaetz quando il voto è già passato. Cerca di attirare l’attenzione del presidente, ma Steve Womack, che gestisce la seduta, finge di non sentire e batte il martelletto.

Chiudiamola qui, sembra pensare. Non conosce Gaetz. O forse lo conosce troppo bene. Sa che il rischio è quello che proponga la mozione di sfiducia seduta stante…
Eppure il rinvio serve a poco. Si arriva ad oggi, all’intervista concessa alla CNN, alla dichiarazione di guerra di Gaetz. Chi avrà la meglio?
Riecheggiano le parole di McCarthy: “I will survive. È una disputa personale con Matt. (…) E così sia, si faccia avanti“.
E capisco che la mente corra immediatamente a Gloria Gaynor, al ritmo trascinante del suo tormentone, ma qui abbiamo uno spettacolo se possibile più esaltante. Due nemici giurati pronti alla battaglia senza esclusione di colpi, alla sfida col pallottoliere in mano, agli accordi coi rivali di ieri (i democrats) che possono diventare l’alleato di domani per abbattere la propria nemesi.
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