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Pubblicato il 11 gennaio 2024
Quando prende la parola al Consiglio Europeo, il 9 febbraio 2023, sono in pochi ad afferrare il senso dell’intervento di Volodymyr Zelensky. Appena undici mesi prima, in collegamento video con Palazzo Europa, ancora incerto sulle possibilità dell’Ucraina di sopravvivere all’assedio russo, ha sferzato l’ungherese Viktor Orban, e scosso l’uditorio: “Una volta per tutte: devi decidere da che parte stai“.

Di tempo ne è passato da allora. Adesso siede di persona al tavolo dei capi di Stato e di governo del Vecchio Continente da ospite d’onore. Chissà quanti di loro lo davano per spacciato nelle prime ore di invasione. E invece Zelensky è ancora lì: da “comico” ad eroe, da “dead man walking” a leader della nuova Europa che spera di farsi strada. Non è così?
Sarà la Storia a pronunciare le sue sentenze. Ma l’emozione diffusa, dalla stampa ai colleghi, dagli ucraini agli europei che vedono le immagini del suo arrivo nei telegiornali, non sembra contagiare l’uomo che ha sfidato Putin. No, Volodymy Zelensky non sembra proprio godersi il momento. Un’ombra sul volto, la voce più roca del normale, tradiscono tutta la sua preoccupazione.
Che non sia soltanto un’impressione lo si capice in fretta. È strano che il leader di un Paese in guerra dedichi le prime frasi di un discorso così importante non tanto all’assalto in corso sulla sua terra ma alle sorti di una nazione vicina, la piccola Moldova. Zelensky dice di aver parlato con “la signora Sandu, l’ho informata di ciò che la nostra intelligence è riuscita a intercettare. Un piano russo dettagliato per minare la situazione politica” di Chisinau, per “spezzare l’ordine democratico di questo Paese e stabilire il controllo su di esso“.

Zelensky spiega di non aver “esitato un solo minuto quando ho ricevuto questo documento e ho appreso della sua origine. Ho immediatamente avvertito la Moldova per proteggerla. E ognuno di voi avrebbe fatto lo stesso, ognuno di voi“. Tra gli sherpa, maliziosi, c’è chi si domanda se la sua non sia un’altra stoccata velata nei confronti di Orban.
Il presidente precisa di non sapere se Mosca abbia dato o meno l’ordine di agire, ma il solo fatto che il piano sia lì, che ricalchi “esattamente quello che avevano già cercato di fare contro l’Ucraina e contro altri Stati, in particolare in Europa“, dovrebbe rappresentare un segnale allarmante per i leader europei riuniti in conclave.
Eppure l’impressione è diversa. Le parole di Zelensky sembrano cadere nel vuoto. Pubblicamente non hanno alcun seguito. Mesi dopo, a Bruxelles e non solo, c’è chi si domanda: “Finiremo per pentirci di questa sottovalutazione?“.
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