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Pubblicato il 21 marzo 2025
Arriva da due fonti autorevoli – e, a scanso di equivoci, di orientamento profondamente diverso – la notizia che l’amministrazione americana si affretta a smentire, ben consapevole dell’enorme portata delle sue implicazioni.
Elon Musk – scrive il New York Times assicurandosi lo scoop- riceverà nella giornata odierna informazioni altamente classificate dal Pentagono sui piani dell’esercito nell’eventualità di una guerra con la Cina. Tempo pochi minuti e il Wall Street Journal non solo conferma, ma aggiunge: è stato lui, Musk, a chiedere, e ad ottenere, questo briefing.

Non è una notizia come le altre. I piani di guerra del Pentagono rappresentano i segreti più attentamente custoditi delle Forze Armate a stelle e strisce. Il motivo è chiaro: se solo una potenza avversaria – e per di più di questo calibro – venisse a conoscenza della strategia d’attacco americana acquisirebbe un vantaggio competitivo potenzialmente fatale per gli Stati Uniti.
Si capisce che la rivelazione provochi sconcerto e inquietudine, a maggior ragione visti i retroscena che circondano la notizia.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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