🚨🚨🚨🪖🇮🇷🇺🇸🇮🇱 Buonanotte o buongiorno a tutti. Già lo sapete: quando il tipo di saluto è incerto, significa che la notte non ha portato consigli, ma nuovi pensieri.
Ieri sera, nell’imminenza di un attacco annunciato - quello anticipato dal presidente Donald Trump - ci eravamo lasciati con tre domande. Vi avevo detto: le risposte che riceveremo chiariranno la futura traiettoria del Medio Oriente.
Poche ore e una notte dopo: è successo. La notizia è che i protagonisti hanno scelto chiaramente la strada dell’escalation.
Il primo quesito era il seguente: che tipo di attacco lanceranno gli americani? Dimostrativo o su larga scala?
Prima risposta: si può dire abbiamo scelto una via di mezzo, mettendo nel mirino 20 obiettivi, perlopiù composti da batterie di difesa aerea e sistemi radar intorno allo Stretto di Hormuz. Proprio là dove è stato abbattuto dagli iraniani un elicottero d’attacco Apache. Cos’abbiamo qui? Una risposta professionale, attentamente calibrata, volta a ripristinare deterrenza senza causare un’intensificazione della guerra. Questo è ciò che dice il manuale. Ma il manuale contro i terroristi, contro i regimi animati da una forte ideologia, può essere smentito facilmente.
Perché? Per capire bisogna arrivare alla seconda domanda: gli iraniani accetteranno di subire l’attacco statunitense, interpretandolo come un “pari e patta” o incendieranno la regione prendendo di mira gli Alleati e gli interessi americani nella regione? Quanto sta accadendo in questi minuti è molto chiaro: Kuwait, Bahrein, Giordania sono sotto attacco da parte della Repubblica Islamica. Fra i bersagli ci sono le basi aeree e navali americane in Medio Oriente incluso il quartier generale della Quinta Flotta della Marina in Bahrein e la Muwaffaq Salti Air Base in Giordania. Attenzione: i Guardiani della Rivoluzione sostengono di aver colpito 21 obiettivi. Perché è importante? Perché chiarisce il punto di vista di Teheran sotto il “nuovo” corso a guida pasdraran.
In passato la Repubblica Islamica si sarebbe riservato il diritto di esercitare una rappresaglia “nei tempi e nei modi di nostra scelta”. Quante volte avete trovato una formula del genere? Quante volte poi non è successo niente?
Oggi l’Iran non dimostra soltanto idee chiare e massima prontezza militare, ma anche spregiudicatezza. E lo fa scegliendo di assestare, simbolicamente, un colpo in più di quelli ricevuti.
Per spiegarvi il significato di una mossa del genere utilizzo una metafora ciclistica. Siamo in salita: due corridori in fuga davanti a tutti. Uno prende l’iniziativa e attacca a ripetizione, deciso a fare il vuoto alle sue spalle. Ma l’altro, per quanto allo stremo, non si limita a stare a ruota. No, affianca chi lo precede, si fa vedere nello “specchietto“ retrovisore, per scoraggiare il rivale, per comunicare al compagno d’avventura che può alzarsi sulla sella quanto vuole, ma non si libererà di lui fino al traguardo. Ecco, l’Iran sta facendo esattamente questo: per quanto possa essere in difficoltà, per quanto i colpi americani e israeliani stiano facendo male, ha deciso di mostrarsi impermeabile a ogni offensiva.
Piccolo spoiler: in questi casi difficilmente si taglia la striscia d’arrivo insieme. Uno dei due cede: quello che ha portato l’attacco può scoppiare, demoralizzato dalla reazione di chi segue. Ma a saltare pera aria può essere anche chi ha bluffato nella speranza di convincere l’avversario ad abbassare l’andatura, ché tanto nessun attacco sarebbe stato sufficiente.
Avanza una terza domanda: Israele resterà a guardare o si unirà all’offensiva americana? Per il momento, gli israeliani sembrano essere rimasti in disparte. Non perché non abbiano il desiderio di rituffarsi nella mischia, ma perché ufficialmente quella in corso era una questione fra Iran e Stati Uniti. L’ordine di scuderia proveniente dalla Casa Bianca era probabilmente quello di non aggiungere altra carne al fuoco, nella speranza di ristabilire in fretta la tregua. Ma sono stati gli iraniani a pensare bene di mettere in crisi la strategia trumpiana.
E allora? E allora ne deriva un quarto quesito, prima di lasciarvi al vostro primo caffè: Donald Trump e l’America, dinanzi ad attacchi che prendono di mira tutti gli Alleati del Golfo, possono dire “abbiamo scherzato”? Voi direte: possono farlo, è già successo. Ma il fatto che alle 5:00 di mattina io sia qui a premere il tasto “invio” per questo punto nave suggerisce che non sia stata una buona idea.
Traduzione: non solo la guerra non è finita, ma la Repubblica Islamica sembra anche aver compreso che nello Studio Ovale c’è un presidente titubante all’idea di fare “tutto ciò che è necessario” per vincerla. E questo, di solito, è un bel problema.
Ps: dietro questo punto nave ci sono una notte insonne e tanto impegno. A chi apprezza il mio lavoro chiedo di sostenerlo iscrivendosi al Blog: https://dangelodario.it/iscriviti o regalando un abbonamento a una persona cara se si è già a bordo: https://dangelodario.it/iscriviti/regala
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