🚨🇬🇧 20:25, ora di Londra.
Il punto nave racconta di una giornata incandescente. I cronisti politici britannici si chiedono apertamente: "Are we the new Italy?". Risposta: probabilmente. Parlano di quanto (poco) gli ultimi premier siano rimasti al potere. Si interrogano sul fatto che neanche maggioranze larghissime abbiano tenuto al riparo da congiure i leader del momento. È "il mondo al contrario", direbbe qualcuno, quello in cui l'Italia ha un governo che punta al record di longevità e quello in cui l'Inghilterra cambia leadership a ogni colpo di vento.
Attenzione, che nessuno se la prenda: la stabilità è un valore, soprattutto di questi tempi. Ma chi ama questo mestiere, chi ha trascorso buona parte degli ultimi anni al telefono cercando indiscrezioni e retroscena, non può non provare un po' di sana invidia per i "colleghi" d'oltremanica. Complotti, tentativi di congiura, leader asserragliati che vendono cara la pelle. È l'emozione del racconto, il sapore della politica che si fa e si disfa nei corridoi poco illuminati, fra i banchi del Parlamento. È esattamente ciò che sta accadendo a Westminster: storie di uomini e donne che combattono disperatamente. Che sia per ideale o per potere, arrivati a un certo punto, conta il giusto. Resta la materia prima della politica: la paura di cadere, la fame di salire, il rumore dei passi dietro una porta (soc)chiusa, rigorosamente.
Domanda: che si dice questa sera al N°10? Si sospira, di sollievo. Se solo stamattina avessero chiesto a Keir Starmer: "Fra poche ore sarai ancora in sella?", il diretto interessato avrebbe risposto "certo”, ma per carattere, per naturale indisponibilità alla resa. Sollecitato sul punto, avrebbe potuto portare pochi argomenti a proprio sostegno. I suoi stessi alleati lo davano per spacciato, i consiglieri lo descrivevano come un "dead man walking". E la situazione è critica al punto che ancora non si può dichiarare lo scampato pericolo. Ma sapete cosa? Anche con 90 parlamentari ribelli usciti allo scoperto, Starmer sembra un po' più forte di questa mattina e di ieri. Durante la riunione del Cabinet si è sottratto al confronto, ha lasciato che Wes Streeting bollisse nella propria pentola. Ma domani lo vedrà al N°10, forte del fatto che il Segretario alla Sanità non ha ancora trovato dentro di sé il coraggio per impugnare la lama e affondare il colpo. Bisogna essere dotati di una certa dose di cattiveria politica per condurre una congiura, per portarla a termine con successo. La verità è che Streeting sta perdendo tempo, nonché la fiducia dei ribelli. Deve muoversi, lanciare una sfida alla leadership, agire prima che i suoi soldati capiscano che con questo generale non vinceranno la guerra. Ma allora perché non dà vita all'assalto? Cosa aspetta? Starmer crede che non abbia i numeri, semplicemente. Altri iniziano a pensarla alla stessa maniera. Potrebbero così decidere di cambiare cavallo, puntare tutto su Andy Burnham o su un nome terzo. Il sindaco della Great Manchester, dal canto suo, ha preso il treno, è arrivato a Londra, parlato con decine di deputati. A modo suo sta sgomitando, combattendo. Giura di avere un piano, di essere pronto a sbarcare in Parlamento, ma dov’è il seggio di cui parla da giorni, chi è il laburista pronto a cedergli lo scranno e a fargli posto proprio adesso? Eccola, la forza più grande di Sir Keir: la debolezza di chi ambisce al suo scettro. Per questa sera sembra abbastanza. Domani torneranno all’attacco. Gli chiederanno di fissare le tappe della sua uscita di scena. Starmer ci penserà a tempo debito. Intanto la prima battaglia è alle spalle, di certo non la guerra.
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