🚨🚨🚨🪖🚁🇮🇹🇫🇷🇪🇸🇺🇸🇺🇦🇷🇺 Buonanotte/buongiorno a tutti. Se questo punto nave arriva in un orario a dir poco insolito è perché la speranza è quella di raggiungervi prima che lo facciano i talk show e i programmi di approfondimento che purtroppo ben conosciamo. Che succede? Succede che c’è una notizia importante che riguarda l’Italia (e non solo l’Italia) che va affrontata con la massima serietà.
Secondo il quotidiano “El Mundo”, i servizi di intelligence americani avrebbero raccolto informazioni su un possibile piano russo per condurre attacchi con droni contro uno dei principali Paesi dell’Europa mediterranea, con particolare riferimento a Italia, Francia o Spagna.
Secondo una fonte vicina al ministero della Difesa lituano, che ha parlato al quotidiano spagnolo a condizione di anonimato, Mosca potrebbe ricorrere a droni nascosti all’interno dei container di navi mercantili, per poi lanciarli dal mare una volta raggiunta una distanza relativamente ridotta dalle coste europee. “Non è affatto difficile”, ha spiegato la fonte, facendo così riferimento a una modalità operativa che consentirebbe alla Russia di minacciare anche Paesi geograficamente più lontani dai propri confini.
La stessa fonte ha indicato nell’ormai celeberrimo “Gerbera” il possibile velivolo impiegato nell’operazione. È un drone relativamente piccolo, capace di trasportare una carica esplosiva di pochi chilogrammi e di raggiungere obiettivi situati a centinaia di chilometri di distanza.
L’obiettivo, in questo scenario, non sarebbe necessariamente provocare distruzioni su vasta scala, ma colpire infrastrutture, causare incendi o determinare la chiusura temporanea di porti e aeroporti, con potenziali conseguenze economiche e - soprattutto - psicologiche sulle collettività interessate.
Perché questo rapporto è particolarmente interessante? Per la tempistica.
Sempre secondo “El Mundo”, infatti, la Lituania sarebbe entrata in possesso di queste informazioni da poco. E più precisamente dopo il viaggio compiuto a Mosca dal direttore della CIA, John Ratcliffe. Il quotidiano riferisce inoltre che i governi italiano, francese e spagnolo sarebbero stati informati della possibile operazione.
Questo spiegherebbe, almeno in parte, il cambiamento nei toni e nel registro comunicativo che abbiamo osservato in molte leadership europee proprio in questi giorni. Inclusa la scelta, da parte di Emmanuel Macron, di riunire all’Eliseo tutti i maggiori protagonisti della vita politica francese per metterli al corrente delle minacce che Parigi si ritroverà ad affrontare nei prossimi mesi e nelle prossime settimane.
Ora, occorre fissare alcuni punti importanti.
Primo: non siamo al corrente di comunicazioni specifiche da parte degli Alleati su una minaccia “imminente” nei confronti dell’Italia.
Secondo: anche qualora Roma fosse stata messa in guardia su un particolare scenario, non mi aspetto che domani mattina il premier Meloni o il ministro Crosetto si presentino agli italiani con un messaggio del tipo “stiamo per essere attaccati”.
In primis perché, ripeto, non mi risulta che stiamo parlando di un’azione “imminente”. In secondo luogo perché vi lascio immaginare il tipo di impatto che avrebbe una notizia del genere. In generale e in particolare sulla popolazione italiana.
Terzo aspetto, molto importante: le nostre Forze armate e i nostri servizi di intelligence non vivono su Marte. Da anni lo scenario evocato da “El Mundo” è uno di quelli che vengono presi in considerazione con maggiore attenzione nella pianificazione della difesa nazionale. Il Mediterraneo è attraversato quotidianamente da migliaia di imbarcazioni, comprese unità battenti bandiera russa o riconducibili a interessi di Mosca. Che una nave mercantile possa essere utilizzata come piattaforma per il lancio di droni non è una possibilità che nasce oggi, né una minaccia che richieda necessariamente l’esistenza di un rapporto della CIA per essere contemplata.
Traduco: non dobbiamo immaginare che i nostri apparati di sicurezza scoprano soltanto adesso l’esistenza di una potenziale vulnerabilità di questo tipo. Ciò che occorrerebbe capire - e che probabilmente dovremmo sperare di non scoprire mai - è se gli Alleati abbiano raccolto informazioni circostanziate su specifici preparativi o autorizzazioni a un attacco.
Quarto e ultimo punto: attenzione all’utilizzo che verrà fatto sui media e dalla politica di questa notizia. Con ogni probabilità si leveranno le voci di chi chiede di prendere le distanze dall’Ucraina per mettere l’Italia al riparo da “una guerra che non ci riguarda”. È esattamente il tipo di narrazione gradito a Mosca. Ed è proprio l’obiettivo che uno o più droni lanciati contro l’Italia vorrebbero ottenere: convincere Roma a far venire meno il proprio sostegno a Kyiv.
Continuiamo a sperare di non essere mai interessati da un attacco o da una provocazione, ma in qualunque caso non dovremo arretrare.
Spero che questo punto nave vi abbia fornito abbastanza strumenti per proteggere le orecchie e il fegato da ciò che potrebbe scatenarsi nelle prossime ore.
Comunque vada, questa storia dovrebbe servire come promemoria: nessuno, davvero nessuno, può dirsi al riparo dalle azioni ostili della Russia. Nessuno può credere che questo problema non lo riguardi.
Per questo le parole d’ordine dovrebbero essere quelle che da tempo (ci) ripetiamo su queste pagine: deterrenza, regole d’ingaggio chiare e soprattutto “prepararsi”.
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