🚨🪖🇺🇸 Vedrete che nelle prossime ore farà discutere non poco - in particolare in Europa - il discorso pronunciato da Pete Hegseth per commemorare l'82esimo anniversario del D-Day. Il capo del Pentagono ha esaltato il coraggio degli uomini che fecero la Storia, salvando la civiltà occidentale e il mondo libero, ma ha anche utilizzato il ricordo dello sbarco in Normandia per tornare ad attaccare Alleati descritti come deboli. Di più: ha tracciato un parallelismo inedito per una commemorazione di questo genere: "Purtroppo, oggi, altre spiagge europee sono assaltate da altre ideologie pericolose. Spiagge in Spagna, in Italia, in Grecia e in Bulgaria. Arrivano barche e uomini. Quando faranno qualcosa, le capitali europee, contro questa invasione? O è troppo tardi? Prego di no, e credo di no".
Ho tradotto il suo intervento in maniera integrale, affinché tutti possiate farvi la vostra opinione in merito. Buona lettura.
"Dio vi benedica tutti. È un privilegio profondo essere con voi oggi su questo suolo consacrato. Questo non è semplicemente un luogo di riposo. È un monumento allo spirito incrollabile del guerriero americano, una testimonianza del sacrificio supremo compiuto dai nostri guerrieri per liberare un intero continente dalla morsa della tirannia.
Restiamo per sempre grati al governo francese, nostro alleato da 250 anni, per aver dedicato questa terra ai nostri caduti. Per ogni americano che la visita, è qualcosa di unico e commovente vedere la bandiera a stelle e strisce sventolare con orgoglio qui, in veglia eterna, sopra migliaia di croci e stelle.
Come disse una volta un ex sovrintendente di questo cimitero, sopra le tombe: “Eccoli lì, stanno ancora servendo il loro Paese”.
Ottantadue anni fa, oggi, la sopravvivenza della civiltà occidentale era appesa a un filo. Forze oscure avevano travolto l’Europa. Hitler si vantava che il suo Vallo Atlantico fosse impenetrabile. Ma il nostro nemico commise un errore fatale. Sottovalutò la volontà indistruttibile del combattente americano. Il compito era scoraggiante: un assalto frontale attraverso le acque agitate della Manica, direttamente contro spiagge e scogliere fortificate con ferro, cemento e artiglieria pesante. Una missione impossibile. Una missione suicida.
La missione di uomini liberi, l’unica speranza della libertà. Nessuna via di ritorno.
Accanto alle coraggiose forze di Gran Bretagna, Canada, Francia, Norvegia, Polonia e degli altri nostri validi e capaci alleati, l’esercito degli Stati Uniti guidò una grande crociata per spezzare la macchina da guerra nazista e liberare il continente. Le nostre truppe portavano con sé le parole ispiratrici del generale Eisenhower, ma, cosa ancora più importante, portavano con sé le speranze e le preghiere di un mondo libero.
Si imbarcarono nelle acque buie e agitate, sapendo che molti non sarebbero tornati a casa. Come ha detto l’ambasciatore: uomini ordinari, coraggio straordinario.
Come i patrioti americani lungo tutta la nostra storia, da Lexington a Gettysburg, facevano affidamento gli uni sugli altri, confidando nei loro fratelli e nella loro causa.
Prima dell’alba, paracadutisti e alianti americani precipitarono nell’abisso, illuminati solo dal fuoco tracciante del nemico. Lanci caotici e feroce resistenza. Si adattarono, si riorganizzarono e combatterono. Un trionfo dell’ingegno e dell’iniziativa americana contro il pensiero rigido e meccanizzato del nemico. Conserviamo ancora oggi quel vantaggio.
Il sergente William Ashbrook, della 101ª Divisione aviotrasportata, le Screaming Eagles, guardò dal suo aereo verso lo spettacolo sotto di lui e disse che c’erano così tante barche nella Manica che sembrava si potesse uscire dall’aereo e camminare fino alla Francia sopra di esse.
Velocità e scala. Una scala che solo la macchina da guerra americana poteva produrre. E che stiamo producendo di nuovo oggi. Che possiamo imparare da quel passato.
Più tardi, quel martedì mattina, fu scatenato il più grande assalto anfibio della storia umana.
I nostri guerrieri americani partirono per conquistare le spiagge di Omaha e Utah. Viaggiavano sui mezzi da sbarco Higgins, un colpo di genio dell’ingegneria americana, fabbricati dalla tenacia operaia di 20.000 lavoratori a New Orleans. Le rampe di quelle imbarcazioni si abbassarono e i nostri uomini si gettarono, si lanciarono tra le onde e sulla sabbia macchiata di sangue. Il coraggio, il puro coraggio che servì per correre dentro quella tempesta di fuoco di mitragliatrici è quasi inconcepibile.
Lo dico ai miei figli, che sono qui con noi oggi, e riescono a malapena a comprenderlo. A malapena. Chi potrebbe? I nostri padri fecero ciò che quegli uomini fecero qui.
Ci chiediamo: noi saremmo capaci? E che possiamo sempre porci questa domanda.
Le prime ondate di soldati subirono perdite devastanti. Migliaia dei nostri migliori in assoluto furono falciati. Ma il combattente americano non si arrese mai. Alimentati da un amore incrollabile per il Paese e per gli uomini accanto a loro, avanzarono. Scelsero di affrontare la morte piuttosto che arrendersi o mollare. E mentre combattevano, centimetro dopo centimetro insanguinato, il Vallo Atlantico crollò.
Erano davvero la più grande generazione. Ragazzi di campagna dal cuore dell’America e abitanti delle città delle coste. Insegnanti e negozianti. Gli americani sepolti qui sono il meglio di noi. Punto.
La guerra rivela il vero carattere di una nazione. E il coraggio degli uomini che assaltarono queste spiagge è il coraggio che definisce gli Stati Uniti d’America. Che sia sempre così. Che possiamo esserne degni e ricordare ciò che fecero qui. Le anime che riposano qui se lo sono guadagnato. E noi siamo benedetti dal fatto di avere ancora oggi, tra noi, alcuni di quei guerrieri.
Sono l’incarnazione vivente dell’etica del guerriero che oggi stiamo riportando in vita al Dipartimento della Guerra. Ai veterani qui presenti oggi, che hanno servito in Francia e in tutto il mondo: signori, vi vogliamo bene. Abbiamo verso di voi un debito di gratitudine che non potremo mai ripagare. Una nazione riconoscente onora il vostro servizio e il vostro storico coraggio.
Il 6 giugno 1944 cambiò il corso della storia. Americani straordinari, coraggio alleato, pianificazione meticolosa, il sangue dei nostri eroi: le potenze dell’Asse erano condannate, il mondo fu salvato. Senza l’Operazione Overlord, non avremmo il mondo libero che conosciamo oggi. Insieme ai nostri alleati, l’America salvò la civiltà occidentale.
Questo giorno è un promemoria annuale dell’alto costo della libertà, ma anche un promemoria, mentre guardiamo quelle croci, di ciò che serve. E ci chiediamo ancora: noi lo abbiamo?
Oggi, mentre affrontiamo un ambiente di minacce sempre più complesso, applichiamo le lezioni apprese 82 anni fa su queste spiagge. Alleati forti, ciascuno pienamente impegnato a fare la propria parte, vincono le guerre.
Gli uomini sepolti qui combatterono in un’alleanza di combattimento in cui ogni partner portò tutta la propria misura di industria, coraggio e sacrificio.
Non slogan vuoti, non summit sfarzosi, non comunicati: veri alleati che fanno cose vere, che subiscono perdite vere per una causa comune per cui vale la pena combattere e morire.
Ogni nazione fece la propria parte. Ogni nazione sanguinò.
L’America guiderà. E dobbiamo farlo. Ma gli alleati capaci devono essere lì con noi, spalla a spalla, nella breccia, quando conta.
Negli anni trascorsi da queste spiagge, gran parte dell’Occidente, in alcuni luoghi, in alcuni ambienti e in alcune capitali, si è adagiata.
Abbiamo dimenticato che la libertà non è gratuita.
Abbiamo dimenticato che la pace non nasce dal semplice desiderio. Si compra con uno scopo, con onore e con forza.
Gli uomini che sbarcarono su queste spiagge lo sapevano. La domanda che dobbiamo porci è: noi lo sappiamo? È tempo, da un pezzo, di ricordare ciò che loro sapevano. La loro eredità esige molto più di una silenziosa riflessione. Richiede la nostra vigilanza attiva.
Purtroppo, oggi, altre spiagge europee sono assaltate da altre ideologie pericolose. In Spagna, in Italia, in Grecia e in Bulgaria arrivano barche e uomini. Quando faranno qualcosa, le capitali europee, contro questa invasione? O è troppo tardi? Prego di no, e credo di no.
Gli uomini che combatterono e morirono qui restituirono la libertà all’Europa. Quella libertà deve essere mantenuta da questa generazione di leader e combattenti, altrimenti ciò per cui combatterono sarà stato soltanto temporaneo.
Come disse una volta il nostro grande presidente Ronald Reagan: “La libertà non è mai distante più di una generazione dall’estinzione. Non la si trasmette alla generazione successiva attraverso il sangue. Deve essere difesa da ogni singola generazione”.
Noi stiamo accanto ai nostri alleati, e ci aspettiamo che i nostri alleati siano capaci e pronti a stare accanto a noi. Gli eroi del 1944 lo fecero. Che possiamo farlo anche noi.
La pace è garantita solo attraverso la forza. E attraverso la forza su entrambe le sponde dell’Atlantico. Rafforzato dalla prontezza, da capacità militari condivise e da una volontà politica incrollabile, il nostro mondo è più sicuro e più prospero quando gli Stati Uniti d’America e i nostri alleati sono forti, liberi e senza scuse nella difesa della nostra tradizione occidentale di libertà.
Questo è il 6 giugno.
Questo è il 1944.
Questo è il D-Day.
Dunque, qui, decidiamo che la formidabile alleanza forgiata nel crogiolo della Seconda guerra mondiale resterà pronta, si ricostruirà e si impegnerà di nuovo. E così facendo, commemoriamo davvero gli uomini del D-Day. E li affidiamo, tutti loro, alle mani di Dio Onnipotente. Infatti, proprio dalle mie devozioni di questa mattina, Salmo 20, versetto 7: “Alcuni confidano nei carri e altri nei cavalli, ma noi confidiamo nel nome del Signore nostro Dio”.
Che il Signore nostro Dio benedica i nostri guerrieri.
Che il Signore nostro Dio benedica la duratura amicizia di 250 anni tra le nostre due grandi repubbliche.
E che il Signore nostro Dio benedica per sempre gli Stati Uniti d’America.
Grazie" .
Se hai apprezzato questa traduzione, se pensi che difficilmente avresti potuto trovarla altrove, ti chiedo di sostenere il mio impegno iscrivendoti al Blog: https://dangelodario.it/iscriviti
Ti ringrazio.