🚨🪖✈️🇮🇱 Cosa sarebbe successo se fosse stato l’11 settembre di Israele? Forse gli abitanti dello Stato ebraico vi direbbero che il quesito è posto male, vi direbbero che l’11 settembre di Israele è già successo. E tra pochi giorni si celebrerà il terzo anniversario di quel tragico evento.
Ma noi ci siamo intesi e la domanda di oggi è chiara: cosa sarebbe accaduto se oggi fosse stato davvero l’11 settembre di Israele?
La “villa nella giungla” ha dovuto elaborare una risposta pure per questo incubo di sicurezza. Sto parlando di una procedura prestabilita, che coinvolge l’intero sistema militare israeliano, che prevede un duro addestramento, e il cui nome in codice non può essere reso noto per quella pratica chiamata censura militare, pensata per custodire i segreti più preziosi di Israele.
Ma se davvero volete saperlo, se volete sapere cosa sarebbe accaduto se fosse stato l’11 settembre di Israele, allora ecco: in caso di dirottamento di un aereo, qualora un velivolo fosse in procinto di penetrare nel suo spazio aereo, un jet da combattimento dell’Aeronautica militare lo affiancherebbe. Subito cercherebbe di verificare visivamente ciò che sta succedendo all’interno della cabina di pilotaggio. Perché? Perché anche l’eventuale comunicazione radio proveniente da un pilota israeliano non potrebbe essere presa per buona sulla fiducia, potrebbe essere il frutto di una minaccia incombente da parte dei dirottatori dell’aereo.
Negli stessi frangenti, un altro caccia si posizionerebbe a distanza maggiore: il mirino sempre puntato sul velivolo passeggeri.
Quale sarebbe l’obiettivo di questa “scorta”? Risposta: tentare con ogni mezzo di deviare la rotta dell’aereo dirottato, costringerlo ad atterrare in sicurezza.
Da terra, gli uomini dell’Aeronautica sarebbero in comunicazione costante con i piloti dei jet da combattimento, impegnati a calcolare la velocità del mezzo e gli eventuali danni collaterali che deriverebbero dal suo abbattimento, a comunicare ai piloti l’ultima finestra di opportunità utile a intervenire per tempo.
Scrive Yoel Hasson di essere stato protagonista di una scena del genere.
Da consigliere di Ariel Sharon, nel febbraio 2002, seguì col fiato sospeso lo stato di emergenza dichiarato all’aeroporto Ben Gurion quando un aereo della Lufthansa che aveva perso il contatto radio con la torre di controllo entrò nello spazio aereo nella zona di Tel Aviv e del centro di Israele.
Anche in quel caso la procedura venne eseguita perfettamente: i caccia vennero fatti decollare, affiancarono l’aereo, e il primo ministro arrivò a pochi minuti da una drammatica decisione. Abbattere un aereo di linea per scongiurare il rischio che si schiantasse su Tel Aviv.
Fu pochi istanti prima che via radio venisse pronunciata la parola in codice PNR, “punto di non ritorno”, che la comunicazione venne ripristinata e l’aereo atterrò in sicurezza.
Ma Sharon ieri, Netanyahu oggi, in collegamento con gli alti vertici dell’Aeronautica militare nel bunker della Kirya, hanno sempre avuto presente, fin dall’inizio dell’emergenza, quale sarebbe stato il loro dovere.
Ecco cosa sarebbe accaduto, se gli eroi israeliani non avessero cambiato il finale di una storia che sembrava destinata a finire in tragedia.
Ecco cosa sarebbe successo se oggi fosse stato l’11 settembre di Israele.
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