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🚨🚨🚨🪖🇺🇦🇺🇸🇷🇺 Una svolta drammatica e tre nuovi problemi. Ansia e tensioni a Kyiv dopo l'ultimo attacco di Trump a Zelensky: i dettagli
È vero che “ci siamo già passati”, che il popolo ucraino ha ampiamente dimostrato di avere le spalle larghe, che “in questi anni abbiamo affrontato di peggio”. È tutto drammaticamente vero. Eppure è un fatto che stasera in via Bankova si registri uno strano fermento, che la capitale nel suo intero sembri avvolta da una cappa di inquietudine asfissiante, mentre il team del presidente ucraino sta ancora valutando come - non “se” - rispondere all’ultimo affondo dell’uomo più potente del Pianeta.
No, non si tratta di paura, e nemmeno di temere una controreplica. Dopotutto se esiste un leader che in questi anni ha mostrato carattere e coraggio da vendere porta il nome di Volodymyr Zelensky. Ma è il pragmatismo, lo stato di necessità in cui versa il Paese, a costringere Kyiv alla massima prudenza.
Ancora ieri sera, quando la coltellata trumpiana rappresentata dall’accordo sul diesel col Cremlino era ancora fresca, è stato Zelensky in persona a mordere il freno: “Abbiamo bisogno degli Stati Uniti per porre fine a questa guerra”. Era, a ben vedere, la smentita più sincera alla narrazione dell’inquilino della Casa Bianca, quella secondo cui sarebbe stato Zelensky a rifiutare per “molte, moltissime volte” di fare la pace, di far cessare questo inferno in terra.
Ma è ormai evidente che i tentativi di avvicinamento, le lusinghe, la disponibilità mostrata in ogni consesso, non hanno prodotto il risultato sperato, non hanno convinto Donald Trump a scegliere il Bene. E allora? E allora questa sera Kyiv si lecca le ferite. Perché di questo si tratta. Perché per quanto assurdo e incoerente possa risultare nelle sue dichiarazioni, per quanto inaccettabile possa apparire agli occhi di chi ancora crede in quel luogo dell’anima chiamato atlantismo, quel signore dal ciuffo biondo ha ancora fra le sue mani una cospicua parte del destino dell’Ucraina.
Ecco perché le sue parole non sono un dettaglio, ma la storia stessa. Chiedendo pubblicamente la rimozione di Zelensky, la sostituzione con un nuovo leader, Trump ha di fatto abbracciato uno degli obiettivi di guerra di Vladimir Putin. È quello che la propaganda russa chiama “denazificazione”: è di fatto l’installazione di un governo filorusso in Ucraina, pronto a piegarsi alle condizioni del Cremlino.
Come sopra: comprendo bene che la tentazione prevalente sia quella di derubricare quello di stasera allo sfogo senza freni di un uomo che ha fatto il suo tempo, di un presidente che rischia fra poche settimane di diventare anatra zoppa al Congresso. Ma attenzione a semplificare: qui la questione non è personale, qui il punto è che per Zelensky quelle parole sono un problema. Anzi tre. Buona lettura agli iscritti al Blog: https://dangelodario.it/2026/10/10/una-svolta-drammatica-e-tre-nuovi-problemi-ansia-e-tensioni-a-kyiv-dopo-lultimo-attacco-di