Quei soldati dimenticati

Quei soldati dimenticati. Quei ragazzi italiani. Sì, l’unico tema su cui si può essere “sovranisti” riguarda i militari, le forze dell’ordine che ogni giorno si occupano della nostra sicurezza. In pochi, però, si occupano della loro. Nella fuga di notizie che può verificarsi nel 2019, nell’ansia di uscire prima degli altri siti, di fare un articolo acchiappa-click, differente dagli altri giornali, succede che un’agenzia di fama pubblichi i nomi dei 3 soldati italiani in gravi condizioni per l’esplosione di un ordigno a Kirkuk, in Iraq. Quei 3 militari appartengono alle forze speciali, la loro identità doveva restare segreta per questioni di sicurezza. E’ certamente la punta dell’iceberg in questa vicenda, ma dà la dimensione delle regole saltate, dei principi che non vengono rispettati, dei giovani che non sono giovani, solo “boots on the ground”, stivali sul terreno, entità, numeri in missione, chissà cosa ci fanno, ancora, lì, in Iraq.

Ma come? Trump non ha detto che l’Isis è sconfitto? Non ritirerà a breve le truppe dalla Siria? Che è successo? Ma non era tutto finito con la cattura di Abu-Bakr Al Baghdadi? Risposta: non è finito niente. A quelle latitudini si muore, bisogna saperlo. I nostri ragazzi lo sanno, hanno la forza per pensare che con una gamba amputata dal ginocchio in giù, un piede spappolato e gli intestini ricuciti è andata bene. Sì, poteva andare peggio. Tornare indietro con la memoria a Nassiriya, domani il sedicesimo anniversario: io avevo 12 anni, frequentavo le scuole medie. Ricordo una brava professoressa di italiano: l’acquisto di giornali, le discussioni in classe, le poesie per quegli eroi morti per noi. Il nostro immaginario era semplice: gli italiani sono i buoni, sempre e comunque. E chissà che uno di noi compagni, un giorno, non diventi un militare, un soldato, un eroe.

Di quella strage, oggi, ci sono i nostri ricordi. E lo Stato? Lo Stato, “segue con apprensione gli sviluppi”, lo Stato è “costantemente aggiornato”, se le cose vanno male commemora, celebra, poi? Riccardo Saccotelli, ex maresciallo del XIII carabinieri sopravvissuto alla strage di Nassiriya, dall’alto della sua esperienza mette in guardia: “Se li dimenticheranno”. Parla da mutilato di guerra “invalido al cento per cento con protesi e infezioni continue, perseguitato da dolori, medicine e carte bollate”. La “pensione privilegiata” riservata agli invalidi di guerra gli è stata revocata. Sipario. Resta una speranza: più attenzione, più coscienza collettiva, più prof di italiano che insegnino i valori della vita, oltre alla grammatica. E’ una magra consolazione, ma forse l’unica, per quei soldati. C’è chi non dimentica.