Telefonate Elettorali, Episodio 2: ha vinto il centrodestra ma…

L’atmosfera è festosa. Il richiamo al voto utile degli ultimi giorni ha sortito effetti insperati: il centrodestra con il 43,5% ha vinto le elezioni. Forza Italia prende il 22%, la Lega si attesta al 15%, il resto se lo spartiscono Meloni (5%) e quarta gamba (1,5%). Un attimo dopo lo spoglio, però, è già tempo di pensare alla squadra di governo.

Arcore, ore 3:30 del 5 marzo. Squilla il telefono, è Matteo Salvini.

Salvini:”Presidente, sono Matteo. Auguri per questa vittoria”.

Berlusconi:”Ciao Matteo, mi dispiace per te. Davvero, non credevo che il Pd avesse questo crollo…”

Salvini:”Ma Silvio sono io, Matteo..non Renzi…Matteo Salvini!”

Berlusconi:”Cribbio Matteo, scusami. Sai, ho un’età…Allora: auguri anche a te. Anche se siete finiti dietro di noi, però…”

Salvini:”Presidente proprio per questo ti chiamavo…saremo pure secondi nel centrodestra. Ma senza i nostri collegi al Nord non si governa…”

Berlusconi:”Matteo, ma cosa dici? Non vorrai per caso impormi una leadership leghista? I patti erano altri!”

Salvini:”Silvio, mi dispiace ma non possiamo rischiare di trovarci con un tuo uomo al governo. Tu volevi piazzarci Galliani, lo so. Ma chi ci garantisce che alla prima occasione tu non faccia l’inciucio con Renzi? Ti avevo detto di andare dal notaio e mi hai detto no. Ti avevo detto di presenziare alla manifestazione anti-inciucio e mi hai detto no…Noi dobbiamo avere la certezza che il nostro sia un governo di centrodestra. Pure Giorgia è d’accordo”.

Berlusconi:”Ma come? Ma Giorgia l’ho lanciata io…Passami la Meloni, ci voglio parlare”.

Berlusconi schiuma di rabbia. Vincere non gli è bastato, adesso il rischio è che venga marginalizzato dai suoi “alleati”.

Meloni:”Presidente, so’ Giorgia. Noi di Fratelli d’Italia siamo d’accordo con la Lega. Rivendichiamo il ruolo centrale dello Stato. La Patria ha bisogno di una politica forte. Er mejo che possiamo fà è un governo de destra. Lei si adegui: il suo Ventennio è alle spalle. Spazio ai giovani che garantiranno la sovranità della Nazione”.

Berlusconi:”Ragazzi, ma non vi riconosco più. Ma avevamo fatto il patto dell’arancino, in Sicilia. Noi siamo moderati, non populisti!”

Salvini:”Silvio, parla per te”. Meloni:”Moderato sarà Lei, non offenda”

Berlusconi:”Ma come? Non vi riconoscete anche voi nei valori della grande famiglia del Partito Popolare Europeo? La signora Merkel mi ha detto…”

Salvini:”Ma chi? Quella “culona inchi***bile?””

Berlusconi:”Sì, quella…Ma…Matteo..allora sei stato tu a diffondere quell’espressione che mi venne ingiustamente addebitata e non appartiene nella maniera più assoluta al mio modo di esprimermi. Sei anche tu artefice di uno dei 5 colpi di stato nei miei confronti!”

Salvini:”Silvio ora stai esagerando, era una battuta…”

Berlusconi:”No Matteo, qui non si scherza! Adesso faccio saltare tutto. Sono IO che non ci sto a questi patti. Voi siete dei populisti, ribellisti, pauperisti e giustizialisti!”

Salvini e Meloni:”Ma questi non erano quelli del Movimento 5 Stelle?”

Berlusconi:”Sì. E voi siete il peggio del peggio!”

Roma, ore: 4:15 del 5 marzo. Studi di Porta a Porta. Bruno Vespa si accinge a chiudere la diretta, quando gli comunicano che c’è una telefonata in arrivo: è Silvio Berlusconi.

Vespa: “Presidente Berlusconi, auguri per la sua affermazione!”

Berlusconi:”Ecco, Vespa…io la ringrazio, ma qui c’è poco da festeggiare. Mi ritrovo purtroppo nella scomoda situazione di comunicare agli italiani che il loro voto è stato inutile. Dopo aver parlato con il leader della Lega, Matteo Salvini,  e la signora Giorgia Meloni è emersa chiaramente la loro intenzione di realizzare il sesto colpo di stato dal 1994 ad oggi”.

Vespa:”No Presidente…la prego! Non ce li elenchi tutti…”

Berlusconi:”Dottor Vespa! Lei mi deve consentire di dire agli italiani che siamo di fronte ad un golpe che neanche la sinistra avrebbe immaginato di realizzare. Neanche quei comunisti che io, sentendo forte dentro di me il dovere di scendere in campo nel ’94…….”

Alla fine, dopo 33 minuti di monologo, il senso delle parole di Berlusconi è chiaro: Salvini e Meloni come Fini e Casini, traditori. Il centrodestra ha vinto, ma non governerà. Si torna al voto.


Scenario elettorale numero 2: il centrodestra vince ma non si mette d’accordo.

Telefonate elettorali, Episodio 1: cosa si diranno il 5 marzo

Sono le 4:30 del mattino del 5 marzo 2018. Bruno Vespa ed Enrico Mentana sono reduci da una delle maratone elettorali più lunghe della loro vita. Le proiezioni dei vari istituti di sondaggi sono ormai categoriche: non ha vinto nessuno. Il centrodestra si è fermato al 39%, ad un passo dalla soglia di governabilità. Il M5s è primo partito italiano ma non sfonda, Renzi regge ma è sotto il 25%. I telefoni tacciono: nessuno chiama nessuno per concedere la vittoria. Poi Berlusconi fa il primo passo. Ad Arcore viene dato ordine di comporre il numero di telefono del fiorentino. 

B:”Ciao Matteo, sono io…Silvio. Che ti avevo detto? Sono sempre il più forte.”

R:”Silvio, buongiorno. Qui ho numeri diversi. Sei arrivato primo ma non hai vinto.”

B:”Dai Matteo, non scherzare. Parliamo di cose serie: quando lo facciamo il Patto di Arcore?”

R:”Presidente, al massimo un Nazareno-bis. Ad Arcore non posso venire. Mi vuoi morto?”

B:”No, no. Hai ragione. Aspetta, aggiungo alla chiamata Salvini. Vediamo che dice lui. Abbiamo bisogno dei suoi parlamentari per fare le larghe intese”.

S:”Pronto Presidente, so già per cosa mi hai chiamato. Ci sto, ma alle mie condizioni: Stop invasione, no Vax, Salvini premier. “.

R:”Secondo Matteo, non mi sembri nella posizione di dettare condizioni. Hai fatto il pieno al Nord, ma al Sud sei al 2%. E poi basta con questi slogan, la campagna elettorale è finita!”

B:”Ragazzi, non litigate cribbio! Dai, forse un’idea ce l’ho io.”

S e R:”Sentiamo”.

B:”Sento crescere dentro di me lo spirito che nel 1994 mi portò a scendere in campo. L’Italia è il paese che amo, sono pronto a fare il Presidente del Consiglio”.

R:”Silvio, dimentichi un dettaglio: sei incandidabile!”

B:”Tutta colpa di una magistratura politicizzata che è il vero cancro della democrazia. Ma ho una soluzione alternativa: chiederemo la grazia a Mattarella!”

S:”Mattarella non acconsentirà mai.”

R:”Concordo”.

B:”Ora ne parliamo direttamente con lui, ma mi raccomando: dovrete essere voi per primi a farvi portavoce di questa istanza. Solo in questo modo il Presidente della Repubblica potrà prenderla realmente in considerazione”.

Al Quirinale il telefono squilla a vuoto. Mattarella è impegnato: “Giggino” Di Maio, ignaro del fatto di non avere i numeri per formare il governo, sta stalkerando il capo dello Stato. Vuole che gli venga assegnato un mandato esplorativo. Il Presidente è in difficoltà, non sa come riportarlo sulla Terra. Di Maio sembra posseduto, di congiuntivi non ne azzecca mezzo.

DM: “Presidente Mattarella, io sono convinto che fossi la persona giusta per guidare l’Italia. Il Movimento 5 stelle è il primo partito, Lei pensa che il popolo le perdonasse una simile interferenza nella vita democratica?”.

PdR:”Di Maio ma quale interferenza! Lei non rappresenta neanche un terzo degli italiani: è andato a votare un cittadino su 2. E Lei ha preso il 25% di questo 50%”.

DM:”Presidente Lei sta dando i numeri: onestà, onestà, onestà!”.

Nel frattempo, ad Arcore, Silvio Berlusconi è impaziente. Le linee telefoniche bollenti. I parlamentari azzurri attendono indicazioni: vogliono sapere cosa dire davanti alle telecamere. Il Cavaliere chiede di essere lasciato solo. Si reca nel suo studio e scrive un comunicato stampa. Le agenzie riportano la notizia. Si diffonde un clima di incredulità.

Il comunicato recita:”I nostri Difensori del Voto in tutta Italia c’hanno informato che sono avvenuti dei brogli in diversi seggi. Il Partito Democratico di Matteo Renzi si è visto privare di migliaia di voti. Non possiamo accettare una sospensione della democrazia. Oggi mi recherò dal Capo dello Stato per chiedere che si torni al voto”.

Matteo Renzi legge l’agenzia e un attimo dopo chiama Berlusconi.

R:”Presidente, ma come? Hai chiesto nuove elezioni…”

B:”Dai Matteo, l’ho fatto per te..per noi…”


Scenario elettorale numero 1: cosa succede se non vince nessuno.