Menomale che Sergio c’è

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Fino a qualche mese fa era il Presidente di tutti, a detta di tutti. Adesso che ha iniziato a fare “veramente” il Presidente – per intenderci, ora che non si limita a tagliare nastri e a preparare il discorso dell’ultimo dell’anno – un po’ di quei tutti iniziano a storcere il naso.

Ma questo Mattarella cosa vuole?“, è il refrain che si leva quasi con stizza – soprattutto sui social – a denotare una volta di più l’ignoranza diffusa della Costituzione.

E neanche è servito citare Einaudi, ricordare agli astanti che il capo dello Stato non è un notaio, ma appunto la persona incaricata a nominare l’uomo o la donna che guiderà il governo.

Mattarella trascinato sul ring, anche se ne avrebbe fatto volentieri a meno. Costretto, da arbitro, a scansare i montanti sbilenchi che rischiano di mettere al tappeto ciò che gli sta più a cuore: il destino dell’Italia.

Mattarella anche un po’ perplesso, sconcertato, a pensare a tutti gli strafalcioni istituzionali infilati negli ultimi mesi da chi avrà il compito di guidare il Paese. Prima la consegna al Quirinale di una lista di ministri precedente al voto (con buona pace dell’articolo 92 della Costituzione); poi quella di una bozza del contratto di governo, comprensiva di ipotetica e strampalata richiesta di cancellazione seduta stante di 250 miliardi di euro da inoltrare all’UE.

Aiuto“, avrà pensato il pur sempre umano Mattarella, che nei prossimi mesi -forse anni – avrà il compito di tenere dritto il timone di una nave che ballerà non poco, in preda alle mareggiate dei mercati e agli tsunami politici interni.

Ma chi lo critica non lo conosce. Chi si meraviglia del suo attivismo lo aveva sottovalutato. Per fortuna, aggiungo io.

Menomale che Sergio c’è.

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