Ci hanno venduti

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Sarà ricordata come la notte in cui Luigi Di Maio ha sognato di essere premier, affacciandosi dal balcone di Palazzo Chigi per esultare davanti ad una folla di sodali ben istruiti sullo spettacolo che di lì a poco sarebbe andato in scena. Ma dal sogno personale di uno all’incubo collettivo di molti il passo è fin troppo breve. Perché l’accordo sul deficit al 2,4% è la certezza di un indebitamento che gli italiani saranno chiamati a pagare, il punto di non ritorno di una nazione intera.

Avevano raccontato in campagna elettorale che i soldi per attuare il loro scellerato programma c’erano tutti. Hanno sventolato presunte coperture, ostentato una falsa sicurezza che ha illuso tanti, visti i voti. E quando hanno capito che alla fine no, i conti non tornavano, hanno deciso che era meglio indebitare gli italiani piuttosto che passare per quelli che non mantengono le promesse. Non c’è un piano, non una visione: l’orizzonte più lontano sono le elezioni europee, quelle in cui proveranno a capitalizzare i consensi di una manovra di cui ancora non avremo pagato interamente il conto.

Ma l’immagine dell’entusiasmo ostentato davanti ai fedelissimi, l’incoscienza tipica di un novellino che esulta prima ancora che sia terminato il Consiglio dei Ministri è la fotografia di un Paese che da ieri è più vicino al baratro.

Hanno preferito indebitarci piuttosto che passare per quelli che non mantengono le promesse. Ci hanno venduti, per farla breve.

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