Papa Francesco non è leghista

Non che ci fosse bisogno di una precisazione, non che ci fossero dubbi sul fatto che il politico che agita il rosario, giura sul Vangelo e scomoda Woytjla fosse agli antipodi rispetto al Papa venuto dalla fine del mondo. Eppure fanno bene al cuore e all’intelletto le parole del Bergoglio “politico”.

Diciamocelo subito: ci sarà chi proverà ad annacquarne i contenuti, chi avrà come prima premura quella di catalogarle come dichiarazioni di un pericoloso reazionario, di un comunista argentino deciso a ridisegnare la dottrina della Chiesa secondo un’ottica di sinistra. Come se Dio potesse essere di parte, poi.

Ma quando il Papa elenca tra i vizi della politica il “non rispetto delle regole comunitarie”, “la xenofobia”, “il razzismo”, “la giustificazione del potere mediante la forza o col pretesto arbitrario della ragion di Stato”, sinceramente: a chi pensate?

Quando Bergoglio condanna “il disprezzo di coloro che sono stati costretti all’esilio”, quando parla di “clima di sfiducia che si radica nella paura dell’altro o dell’estraneo, nell’ansia di perdere i propri vantaggi”, onestamente: chi vi viene in mente?

Quando Francesco stigmatizza gli “atteggiamenti di chiusura” e i “nazionalismi che mettono in discussione quella fraternità di cui il nostro mondo globalizzato ha tanto bisogno”: qual è il volto che vi immaginate, la persona alla quale pensate si sia riferito?

Ecco, ci siamo capiti. Ci siamo capiti ed è una consapevolezza che non sposta voti. Ma ci basta lo stesso, ci basta questo: Papa Francesco non è leghista.

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