Di Maio e Salvini, via le felpe degli italiani

Della “felpa” come strumento di comunicazione politica Matteo Salvini è stato l’ideatore. Al completo giacca e cravatta degli statisti ha sostituito il messaggio dell’uomo di strada, l’omaggio locale alla città di turno che si apprestava a visitare (e conquistare). Poi è arrivato il salto di qualità securitario. Non solo felpine con la scritta “Milano” o “Piasenza”. L’uomo che deve difendere l’Italia dagli immigrati e dai criminali deve identificarsi con le forze dell’ordine. Da qui le sfilate con la maglia della polizia di stato, il cappello della Marina, la polo della Brigata San Marco, il giubbotto dei vigili del fuoco. E chissà quanti altri ne dimentico.

Di Maio, che da qualche tempo a questa parte ha iniziato a copiare le strategie social del collega di governo (ne sono un esempio le liste bugiarde su Twitter sulle cose fatte e non dall’esecutivo), si è presentato ieri in Sicilia con la felpa della Protezione Civile suscitando la forte reazione di Guido Bertolaso, l’uomo che ha affrontato in maniera eccellente l’emergenza del terremoto dell’Aquila e che ha pagato con accuse infamanti (poi smentite) la sua amicizia con Silvio Berlusconi. In qualità di ideatore di quel logo, e in relazione alle tante critiche rivolte in questi anni alla Protezione Civile proprio da Di Maio e soci, Bertolaso ha invitato il vicepremier a togliersi quella felpa.

Può sembrare un elemento marginale, ma non lo è. Si tratta di simboli, di una comunicazione deviante. Se Salvini e Di Maio svolgessero il loro ruolo da ministri come uomini delle istituzioni, nel senso di esponenti super-partes, allora non ci sarebbe nulla di male nel vederli vestiti con le divise dei corpi dello Stato. Trattandosi però di politici che alla campagna elettorale permanente non hanno rinunciato neanche adesso che sono al governo, il discorso cambia.

Se proprio ci tengono tanto, però, potrebbero lanciare una linea di abbigliamento. Per il Black Friday avevo proposto la nascita del negozio “Sovranisti&Populisti”. Non sono tanto sicuri di voler fare società per sempre o nemmeno per 5 anni? Allora diano mandato di disegnare le rispettive polo, camicie (anche scure ma al massimo verdi), scarpe e magliette di M5s e Lega. Ma lascino in pace le felpe degli italiani.

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