Pastores no t’arrendas

C’è uno striscione esposto dagli studenti del liceo classico Siotto di Cagliari che recita: “Pastores no t’arrendas”. Dal sardo all’italiano cambia la melodia, si perde un po’ di musicalità, ma non il senso: “Pastori non arrendetevi”. Ed è commovente e bellissimo che a mostrarlo orgogliosamente siano migliaia di ragazzi che studiano il greco e il latino, che pastori non lo diventeranno, che una pecora probabilmente mai la mungeranno.

Ma i pastori sardi che versano il latte, in un gesto estremo che a molti è apparso quasi sacrilego, sono i loro padri e i loro fratelli, sono stati i loro nonni e i loro avi, e non è detto che un giorno non possano essere i loro figli. Perché quella che “dal continente” – come i sardi chiamano il resto d’Italia – potrebbe sembrare un’esagerazione di qualche contadino un po’ buzzurro è invece una vera battaglia identitaria in un tempo di sovranismi falsi.

L’agropastorizia è la chiave di lettura di una terra bella e contorta, inaffondabile e irrisolta, la Sardegna è questo mix di nuovo e antico al quale non si sfugge, e la battaglia dei pastori sardi è quella di una regione, anzi, di una civiltà intera, forse mai così compatta nella volontà di preservare il proprio diritto a campare.

La dignità del lavoro, la possibilità di guadagnare da vivere per sé e la propria famiglia, l’onesta retribuzione. Concetti che qualcuno vorrebbe archiviare, quasi fossero datati e privi di senso, viviamo d’altronde nell’Italia del reddito di cittadinanza, ma che l’ostinata gente sarda sente come un diritto irrinunciabile. A ragione.

Dovrebbero bastare queste motivazioni per favorire un intervento rapido e concreto della politica. Per garantire una leale concorrenza, una necessaria sopravvivenza. Invece, forse, giocheranno un ruolo fondamentale le prossime elezioni regionali. Piangere sul latte versato è ciò che riesce meglio ad una certa politica, cavalcare le onde del malcontento è quanto di meglio chiedono alcuni affabulatori senza vergogna.

Ma coi sardi, coi pastori sardi, non si scherza. Forza Paris. Avanti insieme. Pastores no t’arrendas.

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