Notre Dame, mon Dieu

Nessuno ci crede davvero, nelle vie di Parigi. Né durante né dopo. Perché la cattedrale di Notre-Dame che va a fuoco, l’incendio che ne divora lo splendore, ha il sapore amaro di un turbamento esistenziale che ci tocca da vicino.

Ci sono elementi che paiono di contorno nelle nostre vite, testimonianze di un passato che è diventato il nostro presente e che proiettiamo inevitabilmente nel futuro, quasi fossero eterni. Oggi scopriamo che non lo sono. Non se li diamo per scontati.

Notre-Dame che diventa cenere, che si disperde nell’aria sotto forma di fumo, è la prova della nostra fragilità, è l’eredità della Francia, ma non solo, che va smarrita.

Non serve aver ammirato le vetrate della cattedrale dal suo interno. Non c’è bisogno di aver pregato dentro le sue mura. Non è necessario essersi appassionati alle vicende di Quasimodo ed Esmeralda frutto del genio di Victor Hugo. Il fuoco che arde la Storia brucia di suo, devasta il cuore di un’Europa ferita, oggi tradita.

Bisognerà ricostruire. È l’unica cosa che resta da fare. La sola che dona speranza.

È Notre Dame, mon Dieu.

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