Russofobia

Per un anno Matteo Salvini ha tollerato le tensioni che quotidianamente emergevano nell’attività di governo con il MoVimento 5 Stelle. Ogni turbolenza è stata derubricata a normale dialettica, qualsiasi incomprensione è stata archiviata da un ritornello che abbiamo imparato a conoscere: “Il governo dura 5 anni“.

Quando i suoi compagni di partito, i fedelissimi, gli amici, gli alleati del centrodestra, facevano notare a Matteo Salvini quello che a sua volta è diventato un altro refrain dei retroscena sui giornali, l’ormai arcinoto “così non si va avanti“, il leader della Lega ha sempre temporeggiato, rinviato la resa dei conti, assicurato ai suoi che non era il momento di strappare.

Così è andata per un anno. Ma da oggi sembra non andare più. E bisogna allora domandarsi il perché di questo cambiamento. Davvero Salvini si è sentito tradito dal MoVimento 5 Stelle per il voto alla Von der Leyen in Europa (con cui peraltro lui stesso aveva preso accordi) al punto da mettere a repentaglio la tenuta di un governo che – dice lui – è passato in questi mesi “dalle parole ai fatti“?

Realmente un’intervista del premier Conte, fino a questo momento talmente trasparente da subire persino l’umiliazione di essere scavalcato dal Presidente del Consiglio “in pectore” in una riunione con le parti sociali, ha fatto decidere Salvini che la misura è colma? Non le incomprensioni sulla Tav, sulle autonomie, sull’Ilva, sulla flat Tax. Un’intervista di Conte?

Ed è credibile che sia stata la replica di Di Maio alle accuse di Salvini sull’inciucio Pd-M5s in Europa a sortire questa deflagrazione nei rapporti interni al governo? Davvero è bastato questo a portare Salvini a ritenere esaurita la fiducia personale tra alleati? In altri tempi, più precisamente fino ad una decina di giorni fa, il leader della Lega avrebbe mandato bacioni, snocciolato slogan, trangugiato una fetta di pane e nutella e via.

Bisogna allora domandarsi se la vera spina nel fianco di Salvini, il tema che ha scombinato i suoi stessi piani, non sia stata invece l’inchiesta sulla Russia. Non siamo in grado di dire se davvero la Lega abbia ricevuto 65 milioni di dollari di finanziamenti. Non amiamo le cacce alle streghe e la politica fatta nei tribunali. Però dobbiamo registrare un nervosismo insolito, esagerato, alla luce del fatto che tutte le ipotesi dei giornali e della Procura di Milano sono state per ora bollate da Salvini come “fantasie”. Fantasie che però lo hanno spinto fino ad oggi a dribblare il Parlamento, fantasie che si sono rivelate più credibili di ogni tentativo di smarcarsi da Savoini, in verità molto più vicino al leader leghista di quanto lui stesso abbia ammesso.

Ecco, alla luce di tutte queste “stranezze”, se per caso venisse fuori che agitare lo spauracchio della crisi di governo serve ad impaurire i 5 Stelle (panico da perdita di poltrona) per portarli a silenziare la vicenda moscovita, allora sarebbe grave. Avremmo la prova che Matteo Salvini è affetto da una sindrome che comporta nervosismo e attacchi isterici, che provoca cambi di rotta repentini e paura folle. Si chiama Russofobia. E una volta fatta la diagnosi dovremmo indagare sul perché dell’insorgere di questa malattia.

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