In salute e in malattia

Giuseppe Conte

Il momento che viviamo esige misure forti. E misure forti sono arrivate. Non sono le più drastiche possibili: non siamo ancora, per intenderci, al modello Wuhan. Questo perché l’Italia, purtroppo o per fortuna, non è la Cina.

Quelle annunciate pochi minuti fa da Giuseppe Conte sono decisioni chiamate a curvare lo spazio in cui viviamo, le nostre abitudini e, soprattutto, ad arginare l’onda lunga del contagio. A questo punto, bisogna dirlo, si è dovuti arrivare per l’evidente assenza di autodisciplina e senso civico di una parte di italiani che ha bollato come influenza, fake news, malanno stagionale, complotto internazionale, un male che mette a repentaglio la vita dei più fragili. E forse anche dei più sfortunati. Quando tutto sarà finito, di questo dovremo parlare.

Al decreto che verrà pubblicato a breve il compito di riempire di chiarezza le tante zone grigie che, com’è inevitabile, un provvedimento che limita gli spostamenti a quelli assolutamente necessari in tutta Italia crea.

Da qui a poco il Paese entrerà in una dimensione nuova. Quella che Conte ha definito a mio avviso sbagliando con l’espressione “zona protetta”. C’è da precisarlo: non siamo un’area a rischio, né una specie in via d’estinzione, ci salveremo, torneremo alle nostre vite. Restare a casa accorcerà i tempi della nostra attesa. L’estensione di così rigide misure a tutta la Penisola rende di colpo nuovamente l’Italia unita. Com’è giusto, in salute e in malattia.

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