27 sotto un tetto

Giuseppe Conte

Immaginate di vivere in una casa occupata da 27 persone. Voi, più altri 26. Pagate l’affitto, che è parecchio alto, ma se all’inizio eravate convinti di aver fatto un affare, che quella casa così spaziosa e bella non avesse pari in tutta la città, adesso ci sono dei giorni – sempre più spesso – in cui vi ritrovate a pensare: “Chi me l’ha fatto fare di venire qui?”. Sapete bene che una casa tutta per voi, con i comfort di quella attuale, non avreste mai potuto permettervela. Perché non siete mai stati molto ricchi, perché quando avevate iniziato a mettere da parte un po’ di soldi li avete sperperati in investimenti sbagliati, e perché la crisi c’ha messo del suo. Eppure la scelta di abitare con altre 26 persone ogni tanto vi stanca, vi deprime, vi incattivisce. Intendiamoci: è ormai da molti anni che abitate in questa casa, le siete affezionati. Sapete che la vista dal terrazzo vi apre il cuore, che il quartiere è sicuro, che da queste parti è davvero difficile che succeda qualcosa di brutto. D’altronde, pensate, è difficile che qualche malintenzionato si arrischi a dare fastidio in una casa abitata da 27 persone. Ma la convivenza non è semplice.

Certo, ai vostri coinquilini, coi loro pregi e difetti, volete bene. Con Pedro, l’amico spagnolo, quasi sempre siete sulla stessa lunghezza d’onda: vi appassionate alle cose alla stessa maniera. Al greco Kyriakos, vostro vicino di stanza, siete particolarmente legati: perché sapete che ha un passato difficile, fatto di lacrime e sangue, e soltanto adesso si sta riprendendo. Emmanuel? Ah, tutti i giorni vi tortura con la “grandeur” dei francesi! Ma sapete che se avete un problema quando uscite, se qualcuno vi importuna, i suoi muscoli sono una polizza sulla vita. Le litigate peggiori? Con Angela e Mark: lei tedesca, lui olandese, sempre pronti a criticare gli scontrini della spesa! Dicono che siete spendaccioni, che sperperate il denaro della casa e che ci vorrebbe sempre un accompagnatore insieme a voi per tenervi sotto controllo: “Per il tuo bene!”, dicono loro, e ogni volta non sapete mai se ci sia da credergli oppure no, se siano amici veri – più degli altri – o se sotto sotto pensino soltanto al loro interesse, al fatto che vorrebbero mangiare meno pizza e bere più birra. Capita durante discussioni come questa di sentirvi fuori posto, di pensare che dopotutto è meglio andare, sbattere la porta e iniziare una nuova vita. Avventurosa, rischiosa, ma pur sempre una nuova vita. Proprio come ha fatto Boris, che dopo diversi tira e molla un bel giorno ha fatto i bagagli per riprendersi la libertà. O almeno così dice.

In momenti così, vi capita di osservare le stanze della vostra casa, non tutte di uguale grandezza. C’è chi è arrivato prima e ha occupato i posti migliori, chi col tempo ha approfittato della distrazione altrui per rosicchiare spazio, e poi ci sono gli ultimi arrivati, quelli guardati di sbieco dagli anziani del gruppo, ma che pagano anche loro l’affitto, e come gli altri hanno diritto di esprimersi quando si tratta di questioni che riguardano tutti. Per esempio: se si tratta di scegliere il sistema d’allarme, o di pagare la luce o delle cose da cucinare durante le occasioni speciali. Quando ci sono queste riunioni di gruppo riflettete sulle vostre differenze: nei giorni buoni pensate che vi completate, che dopotutto le peculiarità di ognuno rafforzano questa grande famiglia che col tempo avete creato; in quelli brutti pensate il peggio di chiunque, guardate negli occhi il vostro vicino e ci leggete dentro una furbizia, una malizia che non credevate possibile.

Ora voi potete scegliere: siete liberi, padroni del vostro destino. Aprendo la porta, lasciando casa alle spalle, vi aspettano ristrettezze, difficoltà probabilmente insormontabili. Ma la porta è aperta, sempre. E se è solo libertà che desiderate, allora non ci pensate, andate pure. Se restate, però, dovete sapere che la comodità ha un prezzo, che in casa non siete soli, che vivere in 27 non poteva essere una passeggiata. E anche in questo caso potete scegliere. Scegliere di ingaggiare una battaglia più complicata, fatta di passettini ogni giorno, di compromessi, di trattative per portare dalla vostra parte il maggior numero di inquilini e raggiungere i vostri obiettivi. Ve lo dico: questo è il massimo a cui potete ambire. Non ci sarà mai niente di semplice. Difficilmente vi sarà regalato qualcosa. Le litigate non spariranno, con alcuni andrete più d’accordo che con altri. E molte volte perderete, sarete in minoranza, non otterrete ciò che desiderate. Ma se volete da me un consiglio, se proprio me lo chiedete, io resterei. Resterei a casa.

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