Gli imprenditori non sono untori

Imprenditori coronavirus

Sono stati gli italiani a far uscire il Paese dall’emergenza sanitaria. Con i loro comportamenti, con il buon senso, con la disciplina di un grande popolo. Molti ne hanno pagato le spese. Ricordate quando il governo, all’inizio della crisi, annunciò che nessuno avrebbe perso il lavoro per il coronavirus? Ecco, la dimensione Alice nel paese delle meraviglie è un conto, la realtà purtroppo è un’altra: centinaia di migliaia di persone si sono ritrovate dall’oggi al domani senza lavoro, senza stipendio, senza la prospettiva di un futuro.

In questo contesto drammatico c’è chi ha provato a resistere: migliaia di imprenditori hanno fatto i salti mortali, non hanno chiuso occhio per far quadrare i conti dell’azienda, per sopperire al crollo della domanda, per pianificare la “nuova normalità”, per proteggere i propri dipendenti. Per questo bisogna dire basta alla loro criminalizzazione. Il combinato disposto fra un decreto legge e una circolare Inail che individua negli imprenditori i responsabili penali di un eventuale contagio da coronavirus di un proprio dipendente rappresenta uno dei punti più bassi della gestione della crisi coronavirus.

Non bastavano i sacrifici di questi due mesi, il calo della domanda, la perdita di liquidità, la paura della gente che inevitabilmente uscirà e comprerà meno che in passato. Non bastava essersi resi disponibili ad adeguarsi a tutte le misure di distanziamento previste dai regolamenti, rendere la propria azienda un luogo sicuro per sé, per il personale e per i clienti. Non bastavano i 4 metri di distanza tra un tavolo e l’altro al ristorante o la folle idea di delimitare le spiagge libere con degli inviolabili nastri a disegnare il perimetro dell’ombrellone. No, l’imprenditore viene anche trattato alla stregua di un untore: punibile per legge se un proprio dipendente si ammala. Non importa che magari, uscito da lavoro, il lavoratore non abbia indossato la mascherina. Non ci si interroga sull’ipotesi che abbia organizzato un party in casa. Se un dipendente si ammala è colpa del titolare. Punto. Anche se tutte le norme di sicurezza sono state rispettate.

Lo Stato che dovrebbe preoccuparsi di far ripartire il motore ingolfato dell’economia, che dovrebbe dare fiducia agli imprenditori – limitandosi ad effettuare i dovuti controlli – continua a trattarli come “prenditori”: non di denaro, addirittura di salute, di vita. Si fa prima a dirgli di chiudere tutto. Ma non so se allo Stato conviene.

Fateli lavorare in pace, fidatevi degli italiani.

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