La polemica inutile e dannosa sulla proroga dello stato d’emergenza

Giuseppe Conte

Conte annuncia la proroga dello stato d’emergenza per coronavirus fino a fine anno e si scatena la solita bagarre disinformata e strumentale.

Dobbiamo metterci d’accordo.

In caso di seconda ondata vogliamo farci trovare preparati o intendiamo andare allo sbaraglio in ordine sparso? Attenzione. L’istituzione dello stato d’emergenza non è garanzia che “andrà tutto bene“. Il governo lo ha dichiarato per la prima volta il 31 gennaio, molto prima che il coronavirus decidesse di fare irruzione nelle nostre vite. Sappiamo tutti com’è andata a finire. Malissimo.

Ma la verità è che la dichiarazione dello stato d’emergenza è la base legislativa che consente al governo di intervenire qualora la situazione precipiti.

Di nuovo, dobbiamo deciderci: volevamo o no che il governo dichiarasse prima la zona rossa ad Alzano e Nembro? Vogliamo o no che la prossima volta medici e infermieri possano lavorare in sicurezza provvisti di mascherine? Siamo d’accordo o no che intervenire con prontezza e rapidità significhi salvare delle vite? Se siamo d’accordo su queste cose facciamoci andare bene lo stato d’emergenza fino a fine anno. Ma anche fino a quando non avremo vaccinato una cospicua parte di italiani.

Onestamente, la nostra vita non subirà degli sconvolgimenti a seconda che Conte disponga o meno dei Dpcm. Di certo cambierà in peggio se i provvedimenti del governo non saranno rapidi. Il nostro ordinamento ci mette fortunatamente al riparo da derive autoritarie, al di là di ciò che la polemica politica quotidiana lascia intendere. Senza nulla togliere alle ragioni (da me per gran parte condivise) di chi sostiene che le scelte su argomenti tanto sensibili come libertà e diritti del cittadino debbano essere più collegiali e coinvolgere il Parlamento, non commettiamo l’errore di dimenticare ciò che abbiamo vissuto fino a pochi mesi fa.

Un Paese che ha pianto nel giro di poche settimane diverse migliaia di morti deve essere ispirato da un principio di prudenza.

Poi c’è chi replica che gli italiani hanno voglia di “vivere, lavorare, amare“. Se per qualcuno indossare una mascherina per il bene proprio e quello altrui rappresenta un’insostenibile privazione di libertà lo invitiamo a parlare con medici e infermieri che nelle settimane dell’emergenza sono andati incontro alla tempesta perfetta proprio perché qualcuno non capiva che era arrivato il momento di fermarsi.

Ma c’è di più: proprio perché lo comprendiamo, proprio perché di “vivere, lavorare, amare” abbiamo una grandissima voglia, accettiamo di buon grado questa proroga dello stato d’emergenza. Sperando di trovarci, la prossima estate, a ricordare quei giorni in cui siamo stati immotivatamente cauti, ossessivamente prudenti, fortunatamente vivi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.