Processare Salvini è un errore e un orrore politico

Se il discorso pronunciato in Senato da Matteo Renzi ci ricorda perché questo giovane ex sindaco di Firenze è stato capace di scalare l’Italia e far innamorare di lui – prima di farsi odiare – milioni di concittadini, al contrario la sostanza della vicenda Open Arms ci impone un atto di onestà intellettuale: mandare a processo Salvini è sbagliato, è soprattutto un errore e un orrore politico.

Lo dice chi, da quando ha aperto questo blog, non ha fatto altro che contestare il leader della Lega, in particolare per come ha gestito il tema migranti, e di certo non può essere tacciato di nutrire simpatie personali nei suoi confronti. Provo ad argomentare: sono d’accordo con Renzi quando sostiene che non vi fosse interesse pubblico da tutelare tenendo in mare aperto per giorni una nave carica di disperati. La retorica degli invasori che violano i confini la lasciamo a Giorgia Meloni e alle sue malsane idee di affondare le imbarcazioni delle Ong: sarebbe ora che qualcuno le ricordasse che il tempo per giocare a battaglia navale è scaduto da un pezzo.

Ma era noto da tempo, da prima delle elezioni del 4 marzo che portarono alla formazione di quell’obbrobrio politico denominato governo gialloverde, che l’intenzione della Lega, una volta salita al potere, fosse quella di mettere in atto delle politiche migratorie in aperta rottura con quelle improntate all’accoglienza che avevano caratterizzato gli anni precedenti. Siamo dinanzi al segreto di Pulcinella: tutti sapevano, in primis gli italiani che anche e soprattutto per le promesse della Lega sui migranti hanno votato in massa il Carroccio determinando uno spostamento dell’asse di equilibrio nel centrodestra da allora mai rettificato, a favore dei sovranisti e a spese dei moderati.

Accettare oggi che Salvini vada a processo significa non solo fargli un regalo elettorale, attaccargli l’ossigeno proprio ora che tutti i sondaggi dimostrano che ha ormai il fiato corto – ma questo è un bonus, una valutazione che nulla a che vedere con l’autorizzazione a procedere – ma vuol dire anche determinare il principio che la separazione di poteri – tra legislativo, esecutivo e giudiziario – che regge questa Repubblica sia fondata su un equilibrio che pende inesorabilmente a favore di quest’ultimo. Nessuno dev’essere sopra la legge, sia chiaro, ma credo passi un’enorme differenza tra compiere un atto disumano, politicamente inaccettabile, e un reato.

D’altronde non è corretto utilizzare due pesi e due misure: se è ormai unanimemente riconosciuto che Salvini non agì in autonomia ma fosse interprete della linea politica di tutto il governo Conte I, allora è giusto che a processo vada anche l’allora ministro dei Trasporti in quanto responsabile dei porti, Danilo Toninelli, e che con lui si presenti in tribunale il premier Conte, che secondo la Costituzione del governo “dirige la politica generale e ne è il responsabile”. Oggi come allora. Dovrebbe ricordarsene anche chi, a questo stesso presidente del Consiglio, assicura puntualmente la fiducia.

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