Così Berlusconi sta sconfiggendo il coronavirus

Se non avesse fatto della lotta al comunismo il leitmotiv della sua esperienza politica, qualcuno avrebbe potuto osservare che nell’ultimo bollettino medico diramato dall’ospedale San Raffaele sulle condizioni di Silvio Berlusconi vi sono toni ed espressioni da fare invidia alla Pravda, organo di stampa ufficiale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica. Eppure chi può sentirsi onestamente nelle condizioni di negare che il Cavaliere abbia opposto al coronavirus una “robusta risposta immunitaria”? Chi può azzardare che si tratti di un’esagerazione, di un’immotivata esaltazione della reazione dell’uomo di Arcore dinanzi all’ultimo nemico che attenta alla sua vita?

Quando nel 2001 Berlusconi bersagliò le cassette delle lettere di milioni di connazionali inviando – anche quando espressamente non richiesto – la sua biografia “Una storia italiana”, non avrebbe mai potuto immaginare che un eventuale aggiornamento di quelle 125 pagine di sfide e trionfi avrebbe dovuto giocoforza comprendere il capitolo dedicato ad un virus che ha colpito l’Italia e il suo corpo. Ma guardando alla pandemia col senno di poi, se c’avessero chiesto di indicare un personaggio che di certo avrebbe dovuto fare i conti col Covid, questi non sarebbe potuto essere che Berlusconi.

Incubatore di vizi e virtù dello Stivale, lunatico come solo i più sensibili sanno essere, Berlusconi viene in queste ore descritto di un umore dalle diverse gradazioni di nero. Talmente depresso, nelle prime ore del ricovero, dall’aver rinunciato alla visione in stanza della partita del suo cuore: quel Milan-Monza cui avrebbe dovuto assistere in presenza, se solo il virus non avesse deciso che è forse ancora troppo presto per guardare negli occhi la sua storia rossonera da avversario.

Ora che il tempo sembra volgere al bello, che altre 48/72 ore circa – dicono gli esperti – separano il Cavaliere dal considerarsi se non guarito almeno fuori pericolo, non è retorica celebrare l’insaziabile voglia di vivere di Silvio come principale alleata nella terapia anti-Covid, forse ben più del Remdesivir.

Astenendosi dal chiamare in causa la letteratura sul “corpo del capo”, il tocco magico che tutti gli “aficionados” attribuiscono al “Presidente”, ma senza per questo scaricare tutto il peso dell’impresa sulle spalle della variabile Fortuna, chi cercasse nella stanza del San Raffaele le ragioni e il senso di questa ennesima battaglia le troverebbe nella fibra vigorosa di un uomo dalle mille vite, nella fede incrollabile che “chi crede vince”, nell’ostinata volontà di uscire di scena in ogni contesto alla propria maniera: “Solo quando avrò vinto un’altra volta”.


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