Biden non perde, nel più brutto dibattito di sempre

Immaginate che un cittadino americano abbia vissuto negli ultimi quattro anni su Marte, senza alcun contatto con la Terra. Improvvisamente catapultato a Cleveland, sede del primo dibattito presidenziale fra Donald Trump e Joe Biden, costui avrebbe sperimentato un senso di smarrimento certamente maggiore di quello provato nella desolazione del Pianeta Rosso. Dov’è l’America? E quale dei due Paesi descritti dai candidati è quello reale? Non c’è un dato che metta Trump e Biden d’accordo, non un valore comune, non un solo momento nell’arco di 90 caotici minuti di confronto nel quale la fiducia nel futuro sopravanzi il rancore che trasuda dalla contesa.

La sensazione è che questo dibattito finirà per spostare pochissimi voti. Difficile che il confronto abbia modificato le opinioni precedenti sui due candidati. Trump ha impostato gli scambi alla sua maniera: tante interruzioni, rispetto per l’avversario inesistente, bugie. E poi ancora bugie. Niente da dire sull’efficacia del suo eloquio: quelli bravi direbbero che The Donald parla alla pancia dell’americano medio. E questo sembra fare quando propone soluzioni a portata di mano su tutti i temi. Il vaccino, l’economia, la gestione della pandemia: parlare di ottimismo è una forzatura. Siamo ben oltre, siamo al racconto delle favole.

E Biden? Biden è visibilmente a disagio con le continue – scientifiche – interruzioni del rivale. Per chi come lui ha sofferto di balbuzie e ancora incespica su alcune parole, il modo di fare di Trump è letteralmente un incubo. Ma quello che il biondo di Manhattan usa per attaccarlo, i suoi 47 anni in politica (“Ho fatto più io in 47 mesi che tu in 47 anni“, chapeau per il ghostwriter) è anche la migliore garanzia per restare a galla in una serata così importante: si chiama esperienza. Sorride, scuote il capo, prende lunghi sospiri, scoppia in grasse risate: Biden lascia intuire di trovarsi a proprio agio sul proscenio. Eppure è chiaro che non lo sia realmente. Non può esserlo perché siamo ben oltre il dibattito, siamo nel mezzo di una rissa verbale che il moderatore Chris Wallace è incapace di controllare.

Così è un attimo passare dai problemi delle famiglie americane a quelli delle proprie famiglie. Biden parla del figlio Beau, morto per un tumore al cervello, per sottolineare il suo rispetto per i militari: “Mio figlio ha servito il Paese in Iraq e le persone come lui sono degli eroi, dei patrioti“. Il Democratico chiama in causa gli scoop che raccontano la mancanza di rispetto del presidente per i militari morti in battaglia e attacca: “Mio figlio non è un perdente!“. Trump ne approfitta per parlare del figlio “problematico” di Joe: “Non conosco Beau. Stai parlando di Hunter? E’ stato cacciato con disonore dall’esercito perché si faceva di cocaina“. Siamo evidentemente oltre il limite, perciò non deve sorprendere che ad un certo punto anche Biden sbotti, definendo Donald come “un clown” e “il peggior presidente della storia“.

Inquietante è anche il capitolo dedicato alla regolarità delle elezioni. Trump parla già apertamente di brogli, evita apertamente di assicurare che in caso di sconfitta garantirà una transizione pacifica, lascia intendere che potrebbero trascorrere dei mesi prima di conoscere il nome del presidente eletto. E’ una profezia nefasta, ma molto meno dell’oscurità percepita attorno al rifiuto di condannare apertamente il suprematismo bianco da parte del presidente, che addirittura si rivolge ai “Proud Boys“, noto gruppo neonazista: “Proud Boys, state fermi e state pronti: qualcuno deve fare qualcosa contro l’estrema sinistra“.

Certo, Biden non è un brillante 40enne dal futuro radioso. Ha più vita alle spalle che davanti, ma la narrazione del vecchio confuso e incapace di sostenere la pressione alimentata in questi mesi da Trump ha fatto il suo gioco. Il Democratico ha retto l’urto del primo impatto, in alcune occasioni ha addirittura scorto il terreno per il contrattacco. Le incertezze della sua performance sono in fin dei conti accettabili: e lo deve in particolare al suo rivale, che aveva prefigurato di fatto una partita senza storia, abbassando le aspettative su Biden, incappando nel più classico degli effetti boomerang.

Quel che è chiaro è che Trump aveva bisogno di una vittoria netta per risalire nei sondaggi: non l’ha ottenuta. Biden non perde, dunque a suo modo vince.

Ma tornando all’americano arrivato da Marte dopo 4 anni di assenza sul nostro Pianeta: oh, quanta compassione dovremmo provare oggi nei suoi riguardi. E quante pacche sulle spalle dovremmo dargli, quante carezze tra i capelli per farlo addormentare, per convincerlo che quello a cui assistito era solo un incubo. E non il più brutto dibattito di sempre, realizzato a scapito della carne lacerata e infetta dell’America.


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