Non c’è gioia che scambierebbe con quella che regala il bagno di folla.

Era da troppo che mancava sulla scena, per non sentire la pelle d’oca, per non sentirsi di nuovo vivo. Lo si può essere anche a 84 anni suonati, con il cuore ballerino, il passo claudicante, visibilmente incerto. E allora va bene, giù la maschera – anzi, la mascherina – per un saluto ai fotografi che non si assembravano così per uno scatto da quasi un anno: “Ma c’è Silvio, che vuoi farci?”.

Lui saluta tutti, si guarda intorno quasi spaesato, e nel video in cui Draghi gli dà di gomito sorridente, mostrando per la prima volta con un suo interlocutore un minimo di sudditanza, c’è quasi la sensazione che Berlusconi non l’abbia sulle prime riconosciuto, tanto si è tutti così bardati, con metà volto coperto, coi timbri vocali camuffati dalle mascherine.

Già, proprio la voce è quella che tradisce Silvio. In alcuni momenti del suo intervento, al termine delle consultazioni, è come se d’improvviso diventasse afono. E’ fiato che manca, affanno che il vecchio baritono fatica a celare. Con sapienza ed esperienza porta a casa la partita, non prima di essere richiamato all’ordine dai suoi sodali: “Presidente, si rimetta la mascherina”, esorta Tajani. Mentre la Bernini, materna, ripete il comando due volte e si accerta che venga eseguito.

Nel breve tratto che dalla Sala dei Busti riporta all’esterno, deputati forzisti in astinenza da Silvio assaltano il loro campione. Tra i più commossi vi è certamente Brunetta, se ne andrà quasi sostenuto dalla Gelmini: ma c’è anche chi non resiste alla tentazione di un bacio.

Berlusconi nel frattempo si gode il momento, ebbro di vita riassaporata. A chi gli chiede: “Presidente, come sta?”, lui risponde sornione: “Che Dio ce la mandi buona”.

Poi è tempo di salutare, non sia mai che la disabitudine ad indossare la mascherina, a tirarla sotto il naso per farsi sentire meglio, produca danni.

Si monta in macchina, con gli agenti di scorta di sempre a fare cordone. Ed è subito nostalgia, inevitabile nostalgia.

Dura poco. Il tempo di immaginare il tempo futuro.

Perché è questo che Silvio con Draghi ha riconquistato: una prospettiva, una centralità, un posto su quel palcoscenico che gli era tanto mancato.

C’è un motivo se da sempre Gianfranco Rotondi dice che “Berlusconi non è un politico ma una rockstar”.

Ieri si è capito, nel giorno del suo eterno ritorno.

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