Per giorni Matteo Salvini ha torturato i social chiedendo che l’Italia non fosse tutta zona rossa ad aprile. A prescindere, perché ha deciso di mettersi a capo del partito del “Vogliamo vivere”. Ed è chiaro che il virus si adeguerà ai suoi voleri.

Ha triturato la pazienza di chi lavora nei ministeri, ha assillato i suoi governatori di Regione, perché facessero pressing su Mario Draghi, perché portassero avanti la sua linea. Perché c’è da rintuzzare l’avanzata a destra di Giorgia Meloni, perché c’è da dimostrare che pur facendo parte del governo più europeista della storia recente, la Lega non è cambiata.

Fino ad oggi.

Fino a quando, improvvisamente, le lancette dell’orologio sono impazzite, catapultandoci d’un tratto ad un anno fa, quando Matteo Salvini veniva preso ostaggio della sua incoerenza, passando dalla richiesta di “chiudere, serrare, blindare, sigillare”, a quella di “aprire, spalancare, vivere”.

Questa mattina il leader del Carroccio ha infine compreso che non tira aria a Palazzo Chigi. Non è più come la prima volta, quando una sua frase era in grado di bombardare gli equilibri del governo gialloverde. Non è più come all’epoca, quando gli bastava spararla grossa per prosciugare i consensi dei 5 Stelle, per dominare un timido Conte.

E’ successo quando Mario Draghi gli ha chiarito per l’ennesima volta che non era disposto ad accettare un sistema che prevedesse il ritorno automatico in zona gialla. Questo avverrà, ha ribadito, “quando i numeri lo consentiranno”. Fine della discussione.

Così Matteo Salvini ha incredibilmente compiuto l’ennesima delle sue giravolte. Passando, nel giro di pochi giorni, dal definire “impensabile una Italia zona rossa per tutto il mese di aprile”, a dire che “noi sosteniamo la linea Draghi: quindi se i dati scientifici portano in zona rossa, si chiude”.

Come un alunno che ha imparato la lezione. Non per caso Mario Draghi è professore.

Se apprezzi il mio lavoro: clicca qui e fai una donazione!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.