Nello spazio di pochi mesi il mondo si è capovolto per Luigi Di Maio. E per fortuna anche per l’Italia. L’uomo che da ministro degli Esteri aveva suscitato profonda irritazione negli apparati Usa, tra i fautori dell’adesione dell’Italia alle Nuove Via della Seta, il progetto con cui la Cina aveva (ha) intenzione di penetrare in Occidente, oggi è stato accolto con tutti gli onori da uno dei massimi interpreti di quegli stessi apparati, il segretario di Stato Usa, Anthony Blinken. I tempi sono evidentemente cambiati. Tu vuò fa l’americano.

L’incontro Usa-Italia

A Washington si è tornato a respirare un clima di fiducia verso l’Italia, al punto che al titolare della Farnesina viene riservato l’onore di essere il primo ministro straniero ricevuto al Dipartimento di Stato dall’insediamento dell’amministrazione Biden.

Indicativo a livello geopolitico, però, è soprattutto il contenuto dei colloqui tra Di Maio e Blinken: o meglio, ciò che del contenuto viene fatto trapelare. Non solo pandemia e vaccini (da segnalare al riguardo anche il colloquio di stamattina col Dr. Fauci), ma soprattutto il tema della sicurezza, dal dossier Libia a quello Ucraina.

L’Italia ha chiesto agli Usa un maggior coinvolgimento nel Paese nordafricano che, storicamente, non rappresenta una priorità per la strategia americana. Le cose negli ultimi mesi potrebbero essere cambiate vista la penetrazione di Russia e Turchia tra Cirenaica e Tripolitania. Washington, in sostanza, potrebbe avere tutto l’interesse ad aiutare l’Italia nel tentativo di recuperare influenza nel suo ex “cortile di casa”. Così facendo gli Usa perseguirebbero un esempio classico di equilibrio di potenza, tattica che suggerisce all’America di intervenire nei diversi teatri ogni volta a sostegno del soggetto più in difficoltà, così da evitare l’emergere di un rivale che possa insidiarne la supremazia. La moneta di scambio chiesta dagli USA potrebbe essere la disponibilità italiana ad esacerbare il dialogo con la Russia, portando l’UE su posizioni più filoamericane di quelle incarnate ad esempio dalla Germania, allineandosi anche sul dossier ucraino.

Nota a margine, ma neanche poi tanto: ai colloqui, a sorpresa, ha preso parte anche John Kerry, inviato speciale per il clima. Non l’ultimo arrivato. Sì, America is back. Italy too.

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