A meno di due mesi dal suo insediamento, può definirsi ufficialmente conclusa la luna di miele nel governo Draghi. La decisione di Matteo Salvini di far astenere i ministri leghisti sul voto riguardante il prossimo decreto riaperture segnala il cambio di registro del Capitano nei confronti del premier.

Sebbene tecnicamente i ministri del Carroccio risultassero “assenti” al momento della votazione in Cdm, il segnale politico lanciato da Salvini è il seguente: la Lega non voterà più provvedimenti che non trovino il suo completo favore.

Proprio questo ragionamento è alla base del commento glaciale che Mario Draghi ha affidato ai suoi ministri nella riunione di ieri, una volta appreso da uno sconsolato Giorgetti che i ministri del Carroccio non avrebbero potuto votare a favore del decreto. Soppesando attentamente le parole, il premier ha chiosato: “Prendiamo atto, è un precedente grave”.

Il mancato appoggio di Salvini alla misura apre infatti alla possibilità che in futuro anche gli altri partiti si smarchino dai provvedimenti che ritengono non in sintonia con la propria piattaforma politica. Il rischio, di questo passo, è quello di perdere la connotazione caratteristica di quello che Draghi chiedendo la fiducia in Parlamento definì “governo dell’Italia”. Il presidente del Consiglio, insomma, rischierebbe di trovarsi al centro di un gioco pericoloso: non più leader di un esecutivo di unità nazionale, ma di un governo di larghissime intese. Con tutta la difficoltà che comporterebbe tale condizione nella ricerca, di volta in volta, di un delicato equilibrio all’interno della maggioranza.

Proprio questa presa d’atto ha accompagnato la riflessione amara del premier. In questo senso non è da escludere un chiarimento a due nelle prossime ore. La differenza rispetto al recente passato, infatti, è che Draghi non ha intenzione di essere ostaggio di Salvini né di venirne logorato. Resosi conto del gioco del Capitano, il Professore non resterà a guardare.

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