Boris “Magic” Johnson: perché è lui l’uomo del momento

Ha vinto il buzzurro, di nuovo.

Quello che i soliti benpensanti hanno bollato fin dall’inizio. Gli è bastato uno sguardo (dis)attento, osservare la sua capigliatura, il taglio disordinato, il colore (oh sì, il colore) per capire che Boris Johnson era “quel” tipo di persona. Il Trump d’Inghilterra, hanno sancito. E guai a chiedere di motivare la loro impressione, di andare in profondità, di spiegare quali fossero le somiglianze tra i due – ad eccezione del fatto di guidare i partiti conservatori dei rispettivi Paesi.

E dei capelli, appunto.

Il buzzurro non li ha ascoltati, se n’è fatto una ragione. Nelle ultime ore ha aggiunto un’altra coppa alla sua personale sala dei trofei. Sindaco di Londra nel 2008, rieletto nel 2012, seggio parlamentare conquistato nel 2015, Brexit da frontman del Leave nel 2016, General Elections nel 2019 (le nostre Politiche) e adesso Elezioni locali. Provate a cercare in Occidente un’altra carriera simile. Vi avviso, farete parecchia fatica.

C’è chi preferisce dare giudizi sprezzanti sul personaggio, non è chiaro da quale pulpito. Chi si arroga il diritto di impartire lezioni di moralità all’uomo Boris (“Attenti, i vicini lo hanno sentito litigare furiosamente con la fidanzata!“) ed anche in questo caso: è difficile valutare le credenziali di chi emette sentenze. Ebbene, signori: la notizia è che l’Inghilterra ha trovato in Boris Johnson un leader che sta facendo epoca.

Il voto del “Super Thursday” nel Regno Unito ci dice che il suo Partito Conservatore è stato in grado di attirare i voti in fuga da Ukip e Brexit Party, di distruggere il “Red Wall” dei Laburisti nel Nord del Paese, di fare breccia nella working class, fra i lavoratori che una volta votavano a sinistra e ora hanno deciso che “sì, ci fidiamo di Boris“. Si riconoscono nel “buzzurro“, nella sua capacità di guidare la transizione – prima di tutto psicologica – da ex impero a stato nazionale.

Il “cavernicolo” Boris maneggia la situazione con destrezza, neanche fosse una clava. Ha commesso un grave errore – su consiglio degli scienziati – all’inizio della pandemia: inseguire l’immunità di gregge. Follia. Poi è stato colpito a sua volta dal virus: ha visto la morte in faccia, i medici del St.Thomas sono entrati nella sua stanza, nel reparto di terapia intensiva, e gli hanno comunicato che “sì, signore, c’è il rischio che possa morire“. Ha lottato, gli è andata bene, si è salvato. Da quel momento ha organizzato la riscossa del Regno Unito, investito una quantità di soldi senza precedenti su AstraZeneca, organizzato una campagna vaccinale potentissima, portato il suo Paese, primo al mondo insieme ad Israele, a fare ingresso nel “new normal“. Mentre l’Europa, saccente, continuava ad osservarlo con scetticismo. O, più semplicemente, restava a guardare.

Coltiva la nostalgia dell’Impero, Boris. Perché gli abitanti dell’Isola che governa non sono abituati a pensare in piccolo, a pensarsi come gente comune. Così ne solletica l’orgoglio, parlando di Global Britain, guardando al Commonwealth, alle enormi possibilità che la Brexit ha restituito al suo popolo. Sì, tacendo anche degli enormi rischi che la libertà e la solitudine comportano.

Johnson, il “rozzo“, è in realtà un politico di razza. Un personaggio eccessivo, incline alle gaffes, la gioia dei giornalisti. Pensate se a Downing Street ci fosse stato l’attuale leader dei Laburisti: il grigio Keir Starmer. Secondo i soliti opinionisti, tra i due, non c’era partita. Ovviamente Starmer “è meglio di Johnson, sia sul piano politico che umano“. Bene, volete sapere come ha reagito alla sconfitta elettorale del Labour? No, non si è dimesso. No, non ha fatto ammenda. Ha preferito licenziare la sua vice. Questo sì che è un leader!

La realtà è un’altra. Gli inglesi, che non sono degli sprovveduti, hanno compreso perfettamente che Johnson, un signore di grande cultura, che ha studiato ad Eton (dotato peraltro di ottima penna: leggere la sua biografia di Churchill), incarna alla perfezione la tradizione politica del Paese. Di più: ha fiuto. Non in senso negativo. Al contrario: sa leggere quello che gli esperti, quelli bravi, chiamano Zeitgeist, lo spirito dei tempi.

E’ per questo che BoJo non sbaglia un colpo, non perde un’elezione, perché comprende prima degli altri da che parte soffia il vento di quest’epoca.

E sì, ci sarebbe sempre quel dettaglio…il colore dei capelli è pericolosamente somigliante a quello di Donald. Ma chi scrive teme che non sarà una tinta differente a restituire obiettività a chi osserva la realtà con le lenti del proprio (pre)giudizio.

Non lo ammetteranno mai, che Boris “Magic” Johnson è l’uomo del momento.

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