Un motivo deve pur esserci se il soprannome di Giuseppe Conte ai tempi di Palazzo Chigi era “il temporeggiatore”. La tattica di sopravvivenza preferita dall’ex premier consisteva infatti nel rinviare le questioni più spinose al prossimo Cdm, dell’altra settimana, del mese venturo. Un modo di (non) affrontare i problemi che, va detto, gli ha consentito di restare in sella per quasi tre anni.

Oggi, quelle qualità di melina e palleggio (espressioni calcistiche, s’intende), gli sono tornate nuovamente utili in occasione dell’assemblea di Articolo 1. Nel suo intervento, infatti, Conte si è esibito un’appassionata celebrazione della (non) alleanza con il Pd alle prossime amministrative. Dopo aver bucato le ruote di Nicola Zingaretti nella corsa al Campidoglio – l’ex segretario dem che ha immolato la sua leadership sull’hashtag #AvantiConConte – il capo politico in pectore del MoVimento 5 Stelle ha dichiarato di pensare che “questa collaborazione leale debba continuare e che l’esperienza M5S-Pd-Leu non possa essere accantonata“.

Sì, ma quando?

Questa è la domanda che devono essersi posti internamente tutti coloro che ascoltavano il forbito eloquio dell’avvocato del popolo. Il quale, nel suo intervento, ha detto che “un’occasione ci è offerta dalle amministrative. Ma chi pensava che potessimo fare alleanze d’emblée in tutti i territori non conosce la politica“. Una precisazione, quest’ultima, che sa tanto di excusatio non petita. Di fatto una risposta a chi ancora giudica l’ex premier un tecnico anziché un politico a tutti gli effetti.

Il passaggio più importante, però, è quello che ha visto Conte dettare la linea ad Enrico Letta: “Ci sono realtà dove possiamo offrire una proposta congiunta, altre in cui possiamo prevedere intese al secondo turno, altre in cui bisogna prendere atto di percorsi differenti. Le amministrative sono dopodomani, l’orizzonte sono le Politiche. Dobbiamo continuare a lavorare“.

Insomma, Conte chiede pazienza. Venire a capo dei distinguo e degli oppositori interni al MoVimento non è impresa da poco. Peccato che ci sia quel precedente che non depone bene. Già, quella del temporeggiatore di Palazzo Chigi che decideva sempre di non decidere mai.

La prospettiva di un’eterna attesa del Conte Godot si fa strada anche nel Pd, solitamente non reattivissimo per definizione.

Letta si fiderà dell’ennesima promessa dell’avvocato?

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