L’attesa per l’esito dell’incontro fra Joe Biden e Vladimir Putin è tanta. Le rispettive delegazioni sono ancora all’opera: potrebbero passare ancora delle ore prima delle conferenze stampa. Ma c’è già qualcosa di cui parlare: le parole scambiate tra i due leader all’inizio del summit, appunto.

Poco fa il Cremlino ha pubblicato sul proprio sito una trascrizione puntuale delle frasi pronunciate dai due presidenti. Eccola:

Putin: “Signor Presidente, vorrei ringraziarla per la sua iniziativa di incontrarci oggi. So che lei ha avuto un lungo viaggio e molto lavoro. Tuttavia, c’è un arretrato di questioni nelle relazioni russo-americane che richiedono una discussione al più alto livello, e spero che il nostro incontro sia produttivo“.

Biden: “Grazie. Come ho detto fuori, penso che sia sempre meglio incontrarsi faccia a faccia. Cercheremo di determinare dove abbiamo interessi comuni e possiamo cooperare. E dove non lo facciamo, stabilire un modo prevedibile e razionale in cui siamo in disaccordo. (Usa e Russia sono) due grandi potenze“.

Analizziamo questo scambio, solo apparentemente banale. Putin innanzitutto rimarca che a volere l’incontro è stato Biden: così facendo sfoggia l’orgoglio russo. Ma la “notizia” geopolitica del giorno arriva alla fine, prima che le telecamere stacchino. Biden definisce infatti Usa e Russia “due grandi potenze”. Una definizione che farà molto piacere all’inquilino del Cremlino.

Correva l’anno 2014: Barack Obama definì la Russia “nient’altro che una potenza regionale” dopo la presa della Crimea. Putin non la prese bene, per usare un eufemismo. La reazione? L’intervento in Siria. Altro che potenza regionale…

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