Il retroscena è di quelli succosi e la dice lunga sull’uomo Mario Draghi.

E’ ormai da diversi giorni che i ministri del governo pongono l’accento sulla necessità di scandire la “programmazione del lavoro per le settimane a venire“. Espressione arzigogolata per introdurre la questione che più sta a cuore a milioni di italiani in questo periodo dell’anno: quando si va in vacanza?

A dire il vero, come sottolineato da Francesco Verderami sul Corriere della Sera, nessuno ha trovato dentro di sé il coraggio per porre direttamente il quesito al presidente del Consiglio. Il quale, sornione, ha da tempo intuito l’assillo dei componenti la sua maggioranza. Questi ultimi, a loro volta, si dividono in due gruppi: quello dei pragmatici, che con un certo stoicismo ammettono: “In fondo come si fa con questa situazione d’emergenza…”; e quello degli irriducibili, che sulla base delle esperienze passate puntano tutto sulle due settimane a cavallo di Ferragosto, “che ho già prenotato”, aggiunge qualcuno.

A tentare di scardinare il muro draghiano c’ha provato pochi giorni fa Stefano Patuanelli, chiedendo al premier di “stabilire almeno un giorno fisso della settimana per le riunioni di governo, in modo da organizzare le nostre agende”. Da antologia è stata la risposta di Draghi: “Ma quando volete. La mia agenda è sempre libera per voi, sono qui a vostra completa disposizione”.

Si trattava in apparenza di una risposta cortese. Ma seppur velato dal tono di voce basso e monocorde che i ministri hanno ormai imparato a riconoscere, già si scorgeva l’umorismo in salsa romano-british che è il tratto distintivo di Draghi. Tradotto: se il premier è sempre a disposizione devono vedere di esserlo anche gli stessi ministri. Rapido scambio d’occhiate tra i presenti, argomento chiuso.

Attenzione, non si pensi che Draghi goda nel privare i ministri di un periodo di riposo con le proprie famiglie. Il punto è che il PNRR impone una tabella di marcia da rispettare. Così, ai leader dei partiti che hanno avuto modo di consultarlo, il premier ha fatto intendere che ad esempio sulla riforma della giustizia, che “scade” a settembre, si aspetta di ottenere il via libera definitivo del Parlamento entro agosto.

A chi ha provato ad obiettare che vista la mole di decreti ancora da approvare quelli impressi dal premier sono “tempi troppo stretti”, Super Mario ha risposto ancora una volta alla sua maniera: “Tempi stretti rispetto a cosa?”. Pare nessuno abbia avuto il coraggio di urlare, ma neanche sussurrare “ferie, vacanze”.

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