Conte leader M5s? Ma quale plebiscito! Quei numeri imbarazzanti…

Da quando Giuseppe Conte è stato eletto presidente M5s, su molti giornali si parla apertamente di “plebiscito” per l’avvocato.

Eppure, se la politica è spesso questione d’opinione, l’aritmetica non dovrebbe diventarlo.

Ripescando il significato del termine “plebiscito” sul vocabolazione Zanichelli, alla terza voce si ottiene la definizione della parola plebiscito per com’è intesa sui media: ovvero, in senso figurato, un “consenso unanime“.

Non facciamo i cavillosi: sappiamo bene che il 92,8% non è un consenso unanime ma quasi. Eppure qui la sostanza è ben diversa.

Prendiamo allora i numeri della consultazione che ha eletto Conte a leader (non più in pectore) dei 5 Stelle e analizziamoli. A prendere parte al voto sono stati 67.064 iscritti su 115.130 aventi diritto. L’affluenza, se così possiamo chiamarla, è stata dunque pari al 58,25%. Niente di eclatante, per usare un eufemismo. Di certo non la “festa di partecipazione democratica” di cui parla Conte.

Vero è, lo ribadiamo, che l’ex premier ha ottenuto il 92,8% dei voti “scrutinati”, più precisamente 62.242 Sì alla sua elezione contro 4.822 No.

Ma qui nessuno può ignorare il dato politico “vero”. Quale? Che ci troviamo dinanzi ad un caso di competizione elettorale…senza competizione. Un caso di candidato in pectore che non solo stabilisce le regole della votazione, ma peraltro corre contro…se stesso. Senza paragonare Conte a dei dittatori, ma persino Putin e Lukashenko si premurano di avere dei candidati avversari alle elezioni: è paradossale il nuovo presidente M5s non abbia sentito questa necessità.

In termini assoluti, poi, l’elezione di Conte a leader pentastellato tradisce un altro aspetto: se prendiamo in esame quei 62.242 voti ottenuti dall’avvocato e li rapportiamo con il totale degli aventi diritto (115.130) scopriamo infatti che a votare per lui è stato soltanto il 54,06% degli iscritti. A malapena uno su due: è il segnale che buona parte del capitale politico M5s è andato dilapidato, e non tornerà.

Sarebbe meglio evitare trionfalismi, dunque. A meno di non volersi esporre al pubblico ludibrio. Cito in questo caso l’ottima comparazione riportata da una vecchia volpe della politica come Paolo Cirino Pomicino: “Per capire di cosa parliamo: con i 62 mila voti ricevuti” da Conte su SkyVote, “nella Prima Repubblica, a Napoli, si veniva eletti alla Camera tra gli ultimi posti“. Di più: “I circa 115 mila iscritti al Movimento rappresentano il 60% dei nostri voti di preferenza presi nel 1987“.

Ecco: si parla, a ben vedere, di numeri mediocri. Addirittura imbarazzanti, specialmente se utilizzati come presupposto per mettersi a capo di una forza politica che, dice Conte, ambisce a diventare “partito di maggioranza assoluta” nel Paese. Insomma, tutto tranne che un plebiscito!

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